Parametri forensi: mai onorari inferiori a quelli spettanti ex d.m. n. 55/2014

7 Gennaio 2019


Corte di Cassazione, Sezione II civile, Ordinanza n. 32575/2018.

Per la Cassazione, stante la prevalenza del d.m. n. 55/2014, il giudice dovrà attenersi ai criteri da questo stabiliti nel regolare le spese di causa e non potrà liquidare onorari al di sotto dei parametri forensi.

Il giudice non può liquidare gli onorari dell’avvocato al di sotto dei parametri forensi fissati dal decreto ministeriale n. 55 del 2014, il quale prevale sui criteri stabiliti dal decreto 140 del 2012 non solo per motivi cronologici, ma anche per il principio di specialità. Lo ha precisato la Corte di Cassazione, seconda sezione civile, con l’ordinanza 32575/2018 pronunciata a seguito del ricorso ex art. 3 Legge n. 89/2001 La ricorrente aveva chiesto la condanna del Ministero della Giustizia al pagamento dell’indennizzo derivante dalla irragionevole durata di un giudizio in materia di equa riparazione svoltosi innanzi alla Corte d’Appello di Roma durato oltre sette anni. La signora lamenta che il giudice a quo abbia liquidato un importo inferiore ai minimi tariffari di cui al D.M. 55/2014, ratione temporis applicabile; inoltre, liquidando un compenso così modesto, ritiene che il giudice avrebbe leso il decoro professionale dell’avvocato. Liquidazione giudiziale: prevale il D.M. n. 55/2014 Gli Ermellini ritengono fondato il ricorso: la Corte rammenta che il D.M. n. 140, risulta essere stato emanato (D.L. n. 1/2012, conv. nella L. n. 27/2012) allo scopo di favorire la liberalizzazione della concorrenza e del mercato, adempiendo alle indicazioni della UE, a tal fine rimuovendo i limiti massimi e minimi, così da lasciare le parti contraenti (nella specie, l’avvocato e il suo assistito) libere di pattuire il compenso per l’incarico professionale. Per contro, spiega il Collegio, il giudice resta tenuto a effettuare la liquidazione giudiziale nel rispetto dei parametri previsti dal D.M. n. 55, il quale non prevale sul D.M. n. 140 per ragioni di mera successione temporale, bensì nel rispetto del principio di specialità. Non è dunque il D.M. n. 140 a prevalere, secondo la Cassazione, essendo evidentemente generalista e rivolto a regolare la materia dei compensi tra professionista e cliente, ma il D.M. n. 55, il quale detta i criteri ai quali il giudice si deve attenere nel regolare le spese di causa. In sostanza, il decreto del Ministero della Giustizia n. 55/2014, nella parte in cui stabilisce un limite minimo ai compensi tabellarmente previsti (art. 4), può considerarsi derogativo del Decreto n. 140, emesso dallo stesso Ministero nel 2012, il quale stabilisce in via generale i compensi di tutte le professioni vigilate dal Ministero della Giustizia. Considerato che la liquidazione effettuata dalla Corte locale in complessivi nel caso di specie (Euro 203,00) si pone al di sotto dei limiti imposti dal D.M. n. 55, tenuto conto del valore della causa e, pur applicata la riduzione massima, in ragione della speciale semplicità dell’affare. Decidendo nel merito, dunque, la Cassazione decide di liquidare il compenso in complessivi euro 1198,50, oltre IVA e contributo L. n. 576/1980.

Fonte: https://www.studiocataldi.it/articoli/33013-avvocati-stop-a-onorari-sotto-i-parametri-forensi.asp

Foto: http://studiopadoan.com/rimborso-spese-legali/

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INPS: noti gli importi delle prestazioni a carattere assistenziale a favore dei ciechi civili, degli invalidi civili e dei sordi per l’anno 2019.

2 Gennaio 2019


Con Circolare INPS N. 122 del 27 dicembre 2018- Rinnovo pensioni 2019 sono stati resi noti gli importi delle prestazioni a carattere assistenziale a favore dei ciechi civili, degli invalidi civili e dei sordi per l’anno 2019. Fonte normativa di riferimento: Decreto Ministro dell’Economia e delle finanze, di concerto con il Ministro del Lavoro e delle politiche sociali, del 16 novembre 2018 (GU n. 275 del 26/11/2018).

Nota bene: Il rinnovo delle pensioni, contenuto nella Circolare INPS n. 122/2018, è stato effettuato sulla base della normativa vigente in materia di rivalutazione automatica dei trattamenti pensionistici ed assistenziali. Le possibili variazioni economiche per l’INVCIV susseguenti all’entrata in vigore della legge di bilancio del 2019 e all’emanazione del relativo decreto attuativo sulla pensione di cittadinanza 2019 saranno oggetto di una nuova Circolare INPS, di cui darò tempestiva notizia.

Pensione ed indennità per ciechi civili (fasce dalla 6 alla 19)- Allegato 2, Tabella M.1 (M.1.1, fino a M.1.8- pp. 28 e 29)

Le pensioni e il limite di reddito personale lordo annuale sono aumentati previsionalmente, rispetto allo scorso anno, dello 0,9 per cento.

Limite di reddito personale lordo annuo per il diritto alla pensione: Euro 16.814,34

Pensione per i ciechi assoluti maggiorenni ricoverati, e i ciechi parziali ventesimisti minorenni e maggiorenni, ricoverati e non: Euro 285,66

Pensione per i ciechi assoluti maggiorenni non ricoverati: Euro 308,93

Limite di reddito personale annuo per gli ipovedenti gravi (decimisti) con solo assegno a vita a esaurimento: Euro 8.083,89

Assegno a vita a esaurimento: Euro 212,01

Le indennità speciale e di accompagnamento sono aumentate previsionalmente, rispetto allo scorso anno, dello 0,65 per cento.

Indennità di accompagnamento per ciechi assoluti minorenni e maggiorenni, ricoverati e non: Euro 921,13

Indennità speciale per ciechi parziali minorenni e maggiorenni, ricoverati e non: Euro 210,61

(*) Nota bene le indennità speciale e di accompagnamento sono indipendenti dai redditi.

Pensione ed indennità per i sordi (fasce dalla 20 alla 26) Allegato 2, Tabella M.2 (M.2.1, fino a M.2.3- pag. 30)

Le pensioni e il limite di reddito personale lordo annuale sono aumentati, rispetto allo scorso anno, dello 0,9 per cento.

Limite di reddito personale lordo annuo per il diritto alla pensione sordi: Euro 16.814,34

Pensione per i sordi maggiorenni, ricoverati e non (fino ai 67 anni, da compiere): Euro 285,66

Al compimento dei 67 anni*, la Pensione di sordità si trasforma in Assegno sociale sostitutivo (nel rispetto dei medesimi limiti reddituali).

*Innalzamento a 67 anni, per effetto dell’aumento della speranza di vita (+5 mesi), dal 1° gennaio 2019.

L’indennità di comunicazione è aumentata previsionalmente, rispetto allo scorso anno, dello 0,65 per cento.

Indennità di comunicazione per sordi minorenni e maggiorenni, ricoverati e non: Euro 256,89

(*) Nota bene l’indennità di accompagnamento è indipendente dai redditi.

Pensione ed indennità per invalidi civili (fasce 30, 31, 32, 33, 34, 35, 36, 38, 39, 40, 41 42, 43, 44, 45 e 46 e fasce 47, 49 e 50 per indennità di frequenza) Allegato 2, Tabella M.3 (M.3.1, fino a M.3.6- pp. 31 e 32)

Le pensioni e il limite di reddito personale lordo annuale sono aumentati, rispetto allo scorso anno, dello 0,9 per cento.

Limite di reddito personale lordo annuo per il diritto alla pensione di invalidità civile totale al 100 per cento: Euro 16.814,34

Pensione per gli invalidi civili totali maggiorenni (fino ai 67 anni, da compiere), ricoverati e non: Euro 285,66

Limite di reddito personale lordo annuo per il diritto all’assegno di assistenza per l’invalidità civile parziale (pari o superiore al 74 per cento, fino al 99 per cento): Euro 4.906,72.

Assegno mensile di assistenza per invalidi civili parziali maggiorenni (fino ai 67 anni, da compiere), ricoverati e non: Euro 285,66

Al compimento dei 67 anni*, la Pensione di invalidità e l’Assegno mensile di assistenza si trasformano in Assegno sociale sostitutivo.

Limite di reddito personale lordo annuo per la trasformazione della Pensione di invalidità civile totale al 100 per cento: Euro 16.814,34

Limite di reddito personale lordo annuo per la trasformazione dell’Assegno mensile di assistenza per invalidi civili parziali: Euro 4.906,72

Assegno sociale sostitutivo: Euro 372,98

*Innalzamento a 67 anni, per effetto dell’aumento della speranza di vita (+5 mesi), dal 1° gennaio 2019.

Le indennità di accompagnamento e di frequenza sono aumentate previsionalmente, rispetto allo scorso anno, dello 0,65 per cento.

Indennità di accompagnamento per invalidi civili totali minorenni e maggiorenni, non ricoverati gratuitamente: Euro 517,84

Nota bene: In caso di ricovero oltre il 29esimo giorno, gratuito a carico del SSN, l’invalido civile totale titolare di indennità di accompagnamento dovrà darne comunicazione all’INPS, perché venga sospesa l’erogazione dell’accompagno.

Indennità di accompagnamento per invalidi civili parziali, per effetto della concausa della cecità parziale (Corte Costituzionale n. 346/1989): Euro 517,84

(*) Nota bene l’indennità di accompagnamento è indipendente dai redditi.

Limite di reddito personale lordo annuo per il diritto alla indennità di frequenza invalidi civili parziali minorenni fino al compimento di 18 anni (invalidità pari o superiore al 74 per cento, fino al 99 per cento): Euro 4.906,72.

Indennità di frequenza: Euro 285,66

Nota bene: In caso di ricovero del minore titolare dell’indennità di frequenza oltre il 29esimo giorno, il genitore dovrà darne comunicazione all’INPS, perché venga sospesa l’erogazione dell’indennità (legata alla presenza a scuola).

Nota Bene: L’indennità di frequenza è prevista anche per i minori, da 0 a 3 anni, che frequentino l’asilo nido (Corte Costituzionale n. 467/2002. Messaggio INPS n. 9043 del 25/05/2012). La presenza dei minori presso le comunità di tipo familiare non è incompatibile con l’erogazione dell’indennità di frequenza. Infatti, le comunità famiglia (in base alla normativa in materia ex legge 328 del 2000 e decreto 308 del 2001) risultano caratterizzate da funzioni di accoglienza a bassa intensità assistenziale. Hanno, altresì, diritto all’indennità di frequenza anche i minori stranieri titolari di carta di soggiorno o di permesso di soggiorno di durata non inferiore ad un anno (Corte Costituzionale n. 22/2015. Messaggio INPS.HERMES.20-10-2015.0006456).

Richiamiamo l’attenzione sulle seguenti ulteriori informazioni utili:

Per i titolari di prestazioni INVCIV con revisione sanitaria scaduta.

Fonte normativa di riferimento: art. 25, comma 6-bis, decreto legge n. 90 del 24 giugno 2014, convertito dalla legge n. 114 dell’11 agosto 2014 (cosiddetto “decreto semplificazioni”)

I titolari di prestazioni INVCIV in attesa di revisione conservano tutti i diritti acquisiti in materia di benefìci, prestazioni e agevolazioni di qualsiasi natura.

Pertanto, per le prestazioni a favore di invalidi civili, ciechi civili e sordi, per le quali nell’anno 2019, risulti memorizzata nel database una data di revisione sanitaria, il pagamento è comunque impostato anche per le mensilità successive alla data di scadenza della revisione, senza la Commissione sanitaria abbia ancora provveduto alla convocazione a visita.

Calendario del pagamento delle provvidenze economiche.

Fonte normativa di riferimento: art. 1, comma 184, legge n. 205 del 27 dicembre 2017 (legge di bilancio del 2018)

I pagamenti dei trattamenti pensionistici, gli assegni, le pensioni e le indennità di accompagnamento INVCIV, le rendite vitalizie dell’INAIL vengono effettuati il primo giorno bancabile di ciascun mese o il giorno successivo se si tratta di giornata festiva o non bancabile, con un unico mandato di pagamento, fatta eccezione per il mese di gennaio nel quale l’erogazione viene eseguita il secondo giorno bancabile (Nota Bene: Il conto corrente per le pensioni previdenziali- Vecchiaia e Trattamento anticipato di anzianità- e quello per le prestazioni assistenziali INVCIV deve coincidere, in quanto è sempre l’INPS che provvede al pagamento per entrambe le tipologie di emolumenti).

Neomaggiorenni titolari di indennità di accompagnamento e di comunicazione. Minorenni titolari di indennità di frequenza, che diventano maggiorenni

Fonte normativa di riferimento: art. 25, commi 5 e 6, del decreto legge n. 90 del 24 giugno 2014, convertito dalla legge n. 114 dell’11 agosto 2014.

Fonte amministrativa INPS: Messaggi INPS n. 6512 del 8/8/2014 e n. 7382 del 1/10/2014; Circolare INPS n. 10 del 23/01/2015

I neomaggiorenni titolari di indennità di accompagnamento e di comunicazione non sono sottoposti a nuova visita al compimento del 18esimo anno di età; le relative pensioni INVCIV verranno concesse in automatico, previa presentazione della dichiarazione reddituale AP70 da parte del soggetto cieco totale o invalido civile al 100 per cento, al compimento della sua maggiore età, per la verifica dei limiti reddituali.

Ai minori già titolari di indennità di frequenza, che abbiano provveduto a presentare il modello AP70 entro i sei mesi antecedenti il compimento della maggiore età, è riconosciuto in via provvisoria, al compimento del 18esimo anno di età, l’assegno mensile di assistenza per invalidi civili parziali maggiorenni. Nota bene: Rimane ferma la circostanza per cui, al raggiungimento della maggiore età, l’interessato invalido civile parziale sarà tenuto ad inviare, tempestivamente, all’INPS la domanda di accertamento delle proprie condizioni invalidanti presso la Commissione collegiale per l’invalidità civile. Nel malaugurato caso in cui, in sede di accertamento medico-legale, venisse riconosciuta all’interessato neomaggiorenne una percentuale di invalidità inferiore al 74 per cento (limite minimo percentuale per l’assegno di assistenza), l’INPS procederà alla ripetizione di tutte le somme corrisposte provvisoriamente dopo il compimento della maggiore età.

Maggiorazioni sociali per l’invalidità (Circolare INPS N. 122 del 27/12/2018, Allegato 2) Misure di incremento della Pensione INVCIV per Ciechi civili, per Invalidi civili e Sordi che versino in situazioni reddituali personali e/o familiari particolarmente disagiate, quindi con un reddito annuo bassissimo.

Ci sono molte situazioni di indigenza personale e/o familiare, facili da ritrovare anche tra i soggetti ciechi ed invalidi civili (quindi titolari di pensione INVCIV), che darebbero diritto all’incremento della loro pensione INVCIV (Nota bene, i cd “Diritti inespressi” sulla pensione INVCIV: la somma aggiuntiva, sostanzialmente, non viene automaticamente erogata dall’INPS a meno che il soggetto cieco o invalido civile non abbia avanzato apposita domanda documentata- esposizione della propria posizione reddituale tramite l’ultimo modello 730 o UNICO, ovvero una autodichiarazione a reddito Zero se in assenza di altri redditi oltre a quelli già noti all’INPS-, alla quale può conseguire il ricalcolo della pensione con le somme dovute).

Non sono infrequenti, infatti, casi di nuclei familiari, dove, ad esempio il marito (o parimenti la moglie) sia invalido e titolare solo di provvidenze INVCIV e la moglie casalinga o disoccupata o, al massimo, che percepisca la sola pensione sociale.

In tali casi, il reddito familiare sarà certamente molto basso e, pertanto, l’interessato titolare di pensione INVCIV potrà ottenere dall’INPS, a domanda tramite la presentazione di una Ricostituzione pensione per motivi reddituali (allegando la dichiarazione reddituale e, ad ogni buon conto, anche il verbale di riconoscimento di cecità o di invalidità civile), un incremento economico della medesima prestazione INVCIV, secondo le misure riportate all’Allegato n. 2 della circolare INPS N. 122/2018.

Il testo della circolare, completo di Tabella Rinnovo pensioni 2019, è consultabile alla pagina del portale INPS https://www.inps.it/nuovoportaleinps/default.aspx?itemdir=52323

Foto: https://www.disabili.com/legge-e-fisco/articoli-legge-e-fisco/pensioni-di-invalidita-l-inps-comunica-nuove-regole

16.814 34 circolare importi inps INPS N. 122/2018 invciv limiti reddituali ricostituzione tabella rinnovo pensioni

Conoscere le percentuali di invalidità civile.

20 Dicembre 2018


Premessa

Quella che noi chiamiamo comunemente invalidità civile è una condizione prevista dal nostro ordinamento giuridico, correlata alla riduzione della capacità lavorativa di un individuo.

Per compensare chi ha una ridotta capacità lavorativa, sono previste delle agevolazioni: in particolare, i benefici sono riconosciuti, in maniera differente, a partire dal 33,33 per cento d’invalidità.

L’invalidità non deve essere confusa con l’handicap: il riconoscimento dell’handicap, secondo la legge 104, è infatti una condizione giuridica differente ed aggiuntiva rispetto allo stato d’invalido civile, e dà diritto a benefici fiscali e agevolazioni lavorative diverse (come, ad esempio, i permessi retribuiti).

(traggo spunto dal Convegno INPS “L’accertamento Medico-Legale unico in invalidità civile nella regione Lazio. Il ruolo dell’INPS tra diritti, equità e scienza”, tenutosi i giorni 27 e 28 novembre a Fiuggi)

Agevolazioni per l’invalidità

Invalidità superiore al 33 per cento

Bisogna innanzitutto precisare che lo status d’invalido civile è riconosciuto solo a partire da una percentuale di riduzione della capacità lavorativa superiore ai 1/3, cioè superiore al 33 per cento (Meno del 33 per cento: NON INVALIDO. Nel verbale si riporta questa dicitura: “assenza di patologia o con una riduzione delle capacità inferiore ad 1/3”).

Per la persona con invalidità superiore a questa soglia è previsto il diritto a protesi ed ausili relativi alla patologia riconosciuta nel verbale di accertamento della commissione medica.

La commissione medica, inoltre, può, indipendentemente dalla percentuale d’invalidità, indicare sul verbale il diritto al contrassegno per usufruire dei parcheggi per disabili. Nota bene: Il DPR n. 495/1992, art. 381 e successivo DPR n. 503/1996, art. 12, comma 3 prevedono che “… anche alla categoria dei non vedenti” è rilasciato dai comuni, a seguito di apposita comprovata istanza, lo speciale “contrassegno invalidi”. I non vedenti, non sono tenuti, in sede di rilascio del contrassegno, a produrre specifica certificazione medico-legale che attesti una connessione funzionale tra minorazione visiva e difficoltà nell’atto della deambulazione.

Per i minori di 18 anni, che hanno “difficoltà persistenti a svolgere i compiti e le funzioni proprie dell’età” e che sono iscritti in scuole pubbliche e private di ogni ordine e grado a partire dagli asili nido, è riconosciuta dalla commissione medica il diritto all’indennità di frequenza, che è una prestazione economica a sostegno dell’inserimento scolastico. Ricordo che:

L’indennità di frequenza è incompatibile con:

· qualsiasi forma di ricovero;

· l’indennità di accompagnamento di cui i minori siano eventualmente in godimento o alla quale abbiano titolo in qualità di invalidi civili non deambulanti o non autosufficienti;

· l’indennità di accompagnamento in qualità di ciechi civili assoluti;

· la speciale indennità prevista per i ciechi parziali;

· l’indennità di comunicazione prevista per i sordi prelinguali.

È ammessa in ogni caso la facoltà di opzione per il trattamento più favorevole (ovviamente, per i minori ciechi parziali il trattamento più favorevole è quello INVCIV per cecità- pensione per 13 mensilità ed indennità speciale per 12 mensilità).

Invalidità superiore al 45 per cento

Chi possiede una percentuale d’invalidità dal 46 per cento ha la possibilità di usufruire del collocamento mirato (legge 68/1999). Per questi soggetti, nonché per i non vedenti ed i sordomuti, è infatti previsto l’accesso ai servizi di sostegno e di collocamento dedicati: per usufruirne, gli interessati devono recarsi presso il centro per l’impiego, presentando, oltre al verbale di invalidità, la relazione conclusiva rilasciata dalla preposta commissione dell’Asl/INPS.

I lavoratori con invalidità civile superiore al 45 per cento possono essere conteggiati dall’azienda nelle quote di riserva relative alla legge sul collocamento obbligatorio, purché assunti almeno con un contratto part-time del 50 per cento più un’ora (ad esempio, considerando un orario ordinario di 40 ore settimanali, saranno sufficienti 21 ore la settimana).

Invalidità dal 50 per cento

I lavoratori invalidi oltre il 50 per cento possono fruire di un congedo per cure relative all’infermità riconosciuta, per un periodo non superiore a 30 giorni l’anno, se previsto dal CCNL. Questo congedo è indennizzato come l’assenza per malattia. I costi sono, però, a carico dell’azienda, diversamente da quanto accade per le assenze per malattia e per i permessi legge 104, pertanto la possibilità di ottenere il permesso per invalidità va verificato all’interno del contratto collettivo di riferimento.

Riferimento normativo: Art. 7 del D.lgs 119 del 18 luglio 2011: “… ai lavoratori mutilati e invalidi civili cui sia stata riconosciuta una riduzione della capacità lavorativa superiore al cinquanta per cento possono fruire ogni anno, anche in maniera frazionata, di un congedo per cure per un periodo non superiore a trenta giorni”.

· Nota bene

– il congedo, che non può superare i 30 giorni l’anno, può essere fruito anche in maniera frazionata;

– il congedo è accordato dal datore di lavoro a seguito di domanda del dipendente interessato accompagnata dalla richiesta del medico convenzionato con il Servizio sanitario nazionale o appartenente ad una struttura sanitaria pubblica dalla quale risulti la necessità della cura in relazione all’infermità invalidante riconosciuta (art. 7 – comma 2 del D.lgs 119/2011);

– la domanda deve essere rivolta al datore di lavoro che retribuisce il congedo secondo il regime economico delle assenze per malattia;

– l’effettuazione delle cure deve essere documentata.

In ogni caso, consiglio di verificare quanto specificatamente previsto dal Contrato collettivo nazionale di lavoro di categoria.

Invalidità dal 60 per cento

A partire dal 60 per cento d’invalidità, il dipendente ha la possibilità di essere computato nella quota di riserva dell’impresa nella quale è già assunto, a prescindere dall’orario del contratto.

Invalidità dal 67 per cento

Per chi possiede un’invalidità superiore ai 2/3, è prevista l’esenzione totale dal ticket sulle prestazioni specialistiche e di diagnosi strumentale. Si può godere inoltre di un’agevolazione per il pagamento dei medicinali prescritti con ricetta medica.

Per quanto riguarda l’esenzione ticket per visite o per farmaci consiglio di rivolgersi alla Asl competente in quanto ogni Regione può avere casi particolari di esenzione.

Se dipendenti privati, i lavoratori con invalidità superiore ai 2/3 (con riduzione della propria capacità lavorativa, in corso di servizio) hanno diritto, con almeno 5 anni di contributi, di cui 3 versati nell’ultimo quinquennio, all’assegno ordinario d’invalidità (c.d. assegno IO).

Nota bene:

1. l’assegno ordinario d’invalidità è prestazione profondamente diversa, per natura, dalla pensione d’invalidità civile (assegno d’assistenza), essendo la prima (l’assegno ordinario) di natura previdenziale basato sui contributi versati dal lavoratore invalido, invece la seconda (la pensione d’invalidità civile) di natura assistenziale e pertanto non collegata alla base contributiva invalida civile (come, ad es. la pensione INVCIV per cecità civile)- per l’assegno ordinario di invalidità si parla di lavoratore, per la pensione d’invalidità civile si parla, semplicemente, di persona;

2. l’assegno ordinario d’invalidità non può essere richiesto dai dipendenti pubblici;

3. chi è titolare di assegno ordinario d’invalidità definitivo (dopo tre richiami a visita collegiale per verificarne il diritto alla percezione, diventa definitivo), non potrà scegliere di uscire dal servizio con il trattamento anticipato/anzianità, essendo vincolato ad attendere il raggiungimento dei requisiti anagrafici e contributivi previsti per la vecchiaia. L’assegno ordinario d’invalidità si trasformerà in vecchiaia.

Invalidità dal 74 per cento

Gli invalidi civili dal 74 per cento hanno diritto alla pensione d’invalidità civile (INVCIV), concessa dai 18 ai 65 anni, il cui importo è di 282,55 euro mensili per il 2018, con un limite di reddito di 4.853,59 euro.

Come detto prima, la pensione d’invalidità civile non richiede, come l’assegno d’invalidità ordinaria (categoria IO), il pagamento di un minimo di contributi all’Inps. È sufficiente essere in possesso del verbale di riconoscimento dell’invalidità, oltre tale percentuale.

Pluriminorati: Una persona con più minorazioni diverse (quindi non riconducibili ad una stessa condizione patologica), ha possibilità di ottenere dall’INPS il pagamento delle provvidenze INVCIV (indennità+ pensioni) per ogni singola, differente, minorazione riconosciuta dalla commissione medica, in più verbali per l’accertamento dell’invalidità civile, delle condizioni visive e della sordità (Legge n. 241/1990 e INPS n. 275/2006).

Riferimento giurisprudenziale: Sentenza Corte Costituzionale N. 346 del 1989.

Riferimento normativo: legge 407 del 29/12/1990, art. 3 comma 1 (comma modificato dall’art. 12 della legge 412 del 1991), che recita: “Le prestazioni pensionistiche [a favore dei minorati civili] erogate dal Ministero dell’interno con esclusione di quelle erogate ai ciechi civili, ai sordomuti e agli invalidi totali non sono compatibili con prestazioni a carattere diretto, concesse a seguito di invalidità contratte per causa di guerra, di lavoro o di servizio, nonché con le pensioni dirette di invalidità a qualsiasi titolo erogate dall’assicurazione generale obbligatoria per invalidità, la vecchiaia e i superstiti dei lavoratori dipendenti, dalle gestioni pensionistiche per i lavoratori autonomi e da ogni altra gestione pensionistica per i lavoratori dipendente avente carattere obbligatorio. È comunque data facoltà all’interessato di optare per il trattamento economico più favorevole”. Laddove, con il termine “prestazioni pensionistiche”, si intendano, nel complessivo, sia la Pensione INVCIV, sia l’Indennità di accompagnamento.

Va tenuto conto, però, del rispetto, da parte della persona pluriminorata, del limite reddituale lordo ai fini della titolarità del diritto alla Pensione INVCIV (sia come pensione di invalidità, sia, in aggiunta, ad es. come pensione di cecità civile).

In ambito previdenziale, dal 1° maggio 2017 la legge di bilancio per il 2017 ha riconosciuto ai lavoratori con una invalidità pari o superiore al 74% la possibilità di richiedere l’APE Social.

Invalidità superiore al 74 per cento

Per chi ha un’invalidità dal 75 per cento sono previsti dei benefici pensionistici: nel dettaglio, per ogni anno lavorato sono accreditati 2 mesi di contributi in più, sino ad un massimo di 5 anni.

Come è noto, a chi è riconosciuto non vedente (ipovedenti gravi, ciechi parziali e ciechi totali), per ogni anno lavorato sono accreditati, invece, 4 mesi di contributi in più, senza alcun limite massimo di anni (ricordo, infatti, che il limite dei 10 anni vigeva solo per la liquidazione della pensione con il solo sistema retributivo. Ora il sistema delle pensioni è quello contributivo, per cui non sussiste un massimo di anni accreditabili come lavoratore non vedente).

Diritto e misura del beneficio concesso ai non vedenti: A differenza dei 2 mesi di contributi in più per gli invalidi civili, utili al solo conseguimento del diritto a pensione e all’anzianità assicurativa, i 4 mesi di contributi in più per i lavoratori non vedenti valgono anche ai fini economici, sia nel sistema retributivo di pensione, sia in quello contributivo a valere sul miglior Coefficiente di età applicabile. Riferimento normativo: art. 1, comma 209, della legge 11 dicembre 2016, n. 232; art. 9, comma 2, della legge 29 marzo 1985, n. 113; DM 22 giugno 2015 (GU Serie Generale n. 154 del 6-7-2015) che, in Tabella, riporta i Coefficienti di età. Riferimento amministrativo: per la quota retributiva, circolare INPS n. 173 del 26 giugno 1991; per la quota contributiva di pensione, circolare INPS n. 73 del 14 aprile 2017.

Invalidità dall’80 per cento

Per i dipendenti privati che hanno un’invalidità dell’80 per cento e oltre, è previsto, grazie alla Deroga Amato, l’accesso anticipato alla pensione di vecchiaia, con 55 anni e 7 mesi d’età, per le donne, e 60 anni e 7 mesi, per gli uomini ai sensi dell’art. 1, co, 8, del D.lgs. n. 503/1992 (dal 2019 i requisiti saranno pari, rispettivamente, a 56 anni e 61 anni ), a cui vanno aggiunti obbligatoriamente, per l’uscita effettiva dal servizio, 12 mesi di finestra mobile.

Preventiva visita medico-legale ai fini dell’accoglimento della domanda di pensione: tale tipologia di pensione prevede che il dipendente privato invalido oltre l’80 per cento venga sottoposto a visita medica dall’INPS.

Nota bene: i dipendenti privati non vedenti hanno diritto ad altro accesso anticipato alla pensione di vecchiaia (art. 1 comma 6, D.lgs 503/1992), con 50 anni e 7 mesi d’età, per le donne, e 55 anni e 7 mesi, per gli uomini, se possono far valere almeno 10 anni di contribuzione come non vedente(dal 2019 i requisiti saranno pari, complessivamente, a 51 anni e 56 anni), altrimenti con 55 anni e 7 mesi d’età, per le donne, e 60 anni e 7 mesi, per gli uomini, con una contribuzione come non vedente inferiore ai 10 anni (dal 2019 i requisiti saranno pari, complessivamente, a 56 anni e 61 anni ). Per l’uscita effettiva, anche in questo caso, occorrerà attendere i 12 mesi di finestra mobile.

Non è prevista alcuna visita medico-legale preventiva all’accoglimento della domanda di pensione agevolata. È sufficiente allegare alla domanda amministrativa di pensione il verbale di riconoscimento di non vedente (ipovedente grave, cieco parziale, ovvero cieco cecità totale).

Per i non vedenti è fondamentale, in fase di presentazione della domanda di pensione di vecchiaia, indicare specificatamente l’Opzione vecchiaia art. 1 comma 6, D.lgs 503/1992, perché vengano fatte valere, contestualmente, anche le Maggiorazioni convenzionali di maggior favore, riservate a tale categoria di lavoratori.

I dipendenti pubblici non vedenti non hanno diritto ai ridotti requisiti anagrafici di accesso agevolato alla pensione. Hanno, invece, parimenti diritto alle Maggiorazioni convenzionali dei 4 mesi per ogni anno lavorato.

Nota bene: nella fascia d’invalidità dall’80 al 100 per cento, troviamo i ciechi civili parziali ai sensi del Decreto ministeriale- Ministero della Sanità- 5 febbraio 1992 “Approvazione della nuova tabella indicativa delle percentuali d’invalidità per le minorazioni e malattie invalidanti.” (Pubblicato nella Gazz. Uff. 26 febbraio 1992, n. 47, S.O.) (il testo è stato rettificato, successivamente, dal Decreto ministeriale 14 giugno 1994)

100 per cento d’invalidità

Chi è invalido al 100 per cento può fruire dei seguenti benefici:

– esenzione dal ticket per le prestazioni mediche specialistiche, diagnostiche e sui medicinali;

– pensione per invalidi civili totali, concessa per chi ha un reddito sino a 16.664,36 euro (per l’anno 2018), ed è compatibile, sino al limite di reddito, con l’assegno ordinario d’invalidità;

– pensione per inabilità permanente ed assoluta a qualsiasi attività lavorativa, se si possiedono almeno 5 anni di contributi, di cui 3 accreditati nell’ultimo quinquennio.

Attenzione: Chi, lavoratore non vedente, accede alla pensione di inabilità lavorativa (ad es. NON IDONEO permanentemente in modo assoluto al servizio come dipendente di Amministrazione pubblica ex art. 55 octies D.lgs 165/2001- situazione che si ripete spesso nella scuola, per non attendere in servizio un ulteriore anno scolastico in servizio) non potrà far valere, poi, le Maggiorazioni convenzionali dei 4 mesi per ogni anno lavorato.

Pertanto, soprattutto se dipendenti pubblici, prima di consigliare all’associato lavoratore non vedente il percorso dell’inabilità lavorativa per uscire anticipatamente dal servizio, occorre preventivamente verificare quanto, da un punto di vista economico, l’interessato andrebbe a perdere, per la mancata applicazione dei 4 mesi per ogni anno lavorato come non vedente in sede di domanda per inabilità lavorativa.

– assegno d’accompagnamento. Si ha diritto all’indennità di accompagnamento, pari a 516,35 euro mensili (l’importo è adeguato annualmente). L’assegno è riconosciuto, indipendentemente dal reddito, a chi è impossibilitato a compiere gli atti quotidiani della vita o a chi non può deambulare senza l’aiuto di un’altra persona.

Nota bene: al 100 per cento d’invalidità, troviamo i ciechi civili assoluti ai sensi del cit. Decreto ministeriale- Ministero della Sanità- 5 febbraio 1992 “Approvazione della nuova tabella indicativa delle percentuali d’invalidità per le minorazioni e malattie invalidanti.”

Nota bene: i ciechi civili (ciechi parziali e ciechi totali) percepiscono proprie provvidenze INVCIV (pensione e indennità speciale/d’accompagnamento).

Agevolazioni per la legge 104

Le agevolazioni previste dalla legge 104, invece, non sono collegate allo stato d’invalidità, ma al riconoscimento di un handicap in situazione di gravità (art. 3, comma 4).

Ecco i principali benefici previsti dalla legge 104:

1. permessi retribuiti pari a 3 giorni al mese (riconosciuti al disabile e al lavoratore che lo assiste);

Nota bene: ai fini di calcolo di pensione previdenziale, i 3 giorni legge 104/92 al mese non concorrono al computo annuale della Maggiorazione dei 4 mesi di beneficio previdenziale per non vedenti (per la titolarità alla Maggiorazione si parla, infatti, di “effettivo servizio svolto”). Pertanto, nel calcolo dell’anno, i 4 mesi figurativi vengono ridotti proporzionalmente, sulla base del totale di giorni 104/92 presi dal lavoratore non vedente. Questo aspetto è di fondamentale importanza per verificare, con attenzione, il raggiungimento del diritto a pensione del lavoratore non vedente.

2. congedo straordinario di due anni (riconosciuti solo al lavoratore che assiste un familiare disabile);

Nota bene: l’assenza di chi prende i due anni per se stesso, per serie, comprovate, ragioni, è un’aspettativa dal lavoro, non retribuita (verrà mantenuto solo il posto di lavoro);

3. rifiuto al trasferimento;

4. diritto alla scelta della sede, “ove possibile”;

5. rifiuto di svolgere lavoro notturno;

6. agevolazione per l’acquisto di veicoli;

7. deduzione delle spese mediche e di assistenza specifica;

8. detrazione delle spese sanitarie per disabili;

9. detrazione dei costi per l’abbattimento di barriere architettoniche;

10. detrazione dei costi di assistenza;

11. agevolazione per l’acquisto di pc e sussidi informatici;

12. agevolazione nell’imposta su successioni e donazioni.

Nota bene: Per ottenere le agevolazioni fiscali per l’acquisto di pc e sussidi informatici e per l’acquisto di veicoli, le persone non vedenti possono presentare, in vece del verbale legge 104/1992, art. 3 comma 3, il verbale di cecità se ciechi assoluti o parziali, mentre se ipovedenti gravi il verbale d’invalidità recante, però, la dicitura “è ipovedente grave art. 4 della Legge 138/2001 e art. 50 della legge 342/2000 e art. 6 Legge 488/1999” (c.d. “verbale parlante”)

Riferimento normativo: art. 12, comma 3, DPR 503 del 24 luglio 1996 “Contrassegno speciale” ; Legge n. 104/1992, art. 3 comma 3;

Riferimento amministrativo: Agenzia delle Entrate, parere 24 luglio 2013: “L’Agenzia delle Entrate ritiene corretta la soluzione proposta dall’Unione, in base alla quale i soggetti non vedenti hanno diritto a godere di un trattamento fiscale di favore per l’acquisto di beni agevolati (ad es. sussidi tecnici ed informatici, ausili assistivi, auto, etc), presentando ai rivenditori la certificazione medica della Commissione ASL di prima istanza dalla quale risulti espressamente che il richiedente sia riconosciuto cieco totale, cieco parziale o ipovedente grave, rispettivamente ai sensi degli artt. 2, 3 e 4 della legge n. 138/2001” (Comunicato Uici n. 207 del 09/08/2013).

Foto: https://servizipatronatopadova.it/2016/05/27/invaliditacivile-aggiornamento-procedure-internet-di-acquisizione-certificato-medico-per-i-medici-certificatori/

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Riforma processo civile: stop alle udienze inutili

19 Dicembre 2018


Un processo civile più semplice e veloce: è questa l’idea che ha ispirato un disegno di legge a firma Movimento 5 Stelle, che si affianca alla riforma promossa dal Ministro Bonafede seguendo un orientamento differente.

In questo caso, infatti, il punto di vista è quello degli avvocati, con un testo che spazia dall’abolizione di udienze ormai inutili (come quelle fissate per il giuramento del CTU e per la precisazione delle conclusioni), all’ampliamento dei poteri istruttori conferiti al giudice civile, alla dilatazione della sospensione feriale dei termini, alla prevalenza del diritto sostanziale su quello processuale, alla riforma della mediazione.

Vediamo quali sono i punti salienti che potrebbero connotare il nuovo processo civile, se il disegno di legge dovesse divenire realtà.

Innanzitutto, come accennato, dovrebbero scomparire le udienze di giuramento del CTU e di precisazione delle conclusioni.

Il problema dell’impegno che il consulente tecnico d’ufficio deve assumere prima di svolgere il suo incarico viene superato con la previsione di un giuramento scritto da prestare in cancelleria su di un foglio che viene poi allegato al fascicolo d’ufficio a cura del cancelliere.

Articolazione delle prove.

La semplificazione e la celerità del processo civile passano anche per un altro fondamentale intervento: l’articolazione dei mezzi istruttori già nell’atto di citazione e nella comparsa di risposta, al pari di quanto avviene negli atti introduttivi del processo del lavoro.

Il fine è quello di evitare lo scambio di ulteriori note scritte e di accorciare così di trenta giorni l’iter processuale. Anticipando l’indicazione delle prove, si elimina, in sostanza, il termine di cui all’articolo 183, comma 6, numero 1, c.p.c.

L’abolizione del primo termine di trenta giorni oggi contemplato è perseguito rimettendo al contraddittorio orale della prima udienza la possibilità delle parti di compiere i primi aggiustamenti alle proprie difese che si rendano necessari.

Nei casi di maggiore complessità e tenuto conto delle ragioni addotte dalle parti, possono comunque essere concessi:

– un termine di trenta giorni per depositare memorie con le quali precisare o modificare le domande, le eccezioni e le conclusioni già proposte e per indicare i mezzi di prova e le produzioni documentali,

– un termine di ulteriori trenta giorni per replicare alle domande e alle eccezioni nuove o modificate dalla controparte, per proporre le eccezioni che sono conseguenza delle domande e delle eccezioni medesime e per l’indicazione di prova contraria.

Udienze a distanza.

Il nuovo processo civile, ipotizzato dal disegno di legge, dovrebbe sfruttare più intensamente le nuove tecnologie, consentendo agli avvocati di partecipare alle udienze a distanza, in videoconferenza, accedendo in maniera autenticata a un’apposita piattaforma predisposta dal Ministero della giustizia.

Sentenze più immediate e snelle.

Anche le sentenze sono coinvolte dalla riforma, in quanto il DDL prevede che il giudice, una volta conclusa l’assunzione delle prove, deve assumere la causa in decisione senza dilazione.

La sentenza pronunciata, nel dispositivo, contiene una motivazione sintetica limitata ai motivi in diritto e al giudizio di valutazione delle prove.

Meno formalismo.

L’eccesso di forma che connota il nostro processo civile, oltre a essere fonte di ansia per gli avvocati, in molti casi è anche un ostacolo al pieno ed efficace esercizio dei diritti dei cittadini. Un errore banale commesso dal proprio legale può costare caro al cliente, che rischia di perdere la causa nonostante abbia effettivamente subito una lesione dei propri diritti.

Ci si riferisce, ad esempio, all’omesso deposito della sentenza impugnata, che blocca la causa di appello determinando l’improcedibilità dell’impugnazione.

Per ovviare a questo problema, il disegno di legge dà al giudice il compito di adottare tutti i provvedimento necessari per sanare la nullità che potrebbe derivare da un mero errore materiale commesso da una delle parti ma tale da poter assumere rilevanza ai fini della decisione.

Al magistrato è inoltre dato il potere di disporre d’ufficio l’assunzione dei mezzi di prova indispensabili ai fini del decidere, rispetto ai quali la parte è incorsa in una decadenza, e di emendare ad alcuni errori (come l’omessa pronuncia su una delle conclusioni formulate dalle parti) con un ampliamento dell’istituto della correzione degli errori materiali delle sentenze.

Addio al filtro in appello.

Un altro punto saliente del disegno di legge è rappresentato dall’eliminazione del filtro in appello.

In particolare, dovrebbe essere superata la previsione che preclude, nei fatti, di impugnare le sentenze che hanno applicato un principio di diritto consolidato in giurisprudenza.

Ciò nella convinzione che, si legge nella presentazione del DDL, “Proprio come al legislatore è consentito modificare le proprie leggi anche la giurisprudenza deve poter rimaneggiare i propri orientamenti”.

Sospensione feriale fino al 15 settembre.

Preso atto che il taglio della sospensione feriale, che da qualche anno è stata ridotta, non ha portato alcun effetto positivo sulla durata del contenzioso, il DDL propone di tornare a sospendere i termini processuali dal 1° agosto al 15 settembre.

Mediazione.

Infine, il disegno di legge si occupa della mediazione, prevedendo, ad esempio, che il giudice, valutata la natura della causa, lo stato dell’istruzione e il comportamento delle parti, può disporre l’esperimento della mediazione anche in sede di giudizio di appello. In tali casi la mediazione è condizione di procedibilità della domanda e deve proseguire oltre il primo incontro informativo.

Si segnala, inoltre, la previsione in forza della quale, nell’ipotesi di mancata conciliazione, il giudice tiene conto nella causa della consulenza tecnica espletata nel corso della procedura di mediazione, purché sia stato rispettato il principio del contraddittorio.

Fonte: https://www-studiocataldi-it.cdn.ampproject.org/v/s/www.studiocataldi.it/amp/news.asp?amp_js_v=a2&amp_gsa=1&id=32953#referrer=https%3A%2F%2Fwww.google.com&amp_tf=Da%20%251%24s&ampshare=https%3A%2F%2Fwww.studiocataldi.it%2Farticoli%2F32953-riforma-processo-civile-addio-alle-udienze-inutili.asp

Foto: https://i0.wp.com/noiradiomobile.org/wp-content/uploads/2017/08/Codice.jpg?resize=860%2C484

5 stelle ctu niente filtro appello mediazione precisazione conclusioni riforma processo civile taglio udienze inutili

Consulta: congedo straordinario per l’assistenza al genitore anche al figlio non convivente

14 Dicembre 2018


Corte Cost., sent. n. 232/18.
La Corte costituzionale, con la sentenza n. 232, depositata il 7 dicembre 2018, ha dichiarato l’illegittimità costituzionale dell’articolo 42, comma 5,del decreto legislativo 26 marzo 2001, n. 151, là
dove non prevedeva il beneficio al congedo straordinario per l’assistenza al genitore anche al figlio non convivente per l’assistenza del padre.

Ha diritto al congedo straordinario per assistere il genitore gravemente disabile anche il figlio con lui non convivente, in mancanza di tutti gli altri familiari legittimati a godere del beneficio, secondo l’ordine di priorità indicato dalla legge (anzitutto il coniuge convivente, in seconda battuta il padre e la madre, anche adottivi, poi i figli conviventi, i fratelli e le sorelle conviventi, e da ultimo i parenti o gli affini entro il terzo grado conviventi).

La Corte ha ribadito la ragion d’essere del congedo straordinario, che esprime i valori della solidarietà familiare e risponde all’esigenza di assicurare
la cura del disabile nell’ambito della famiglia e della comunità di vita cui appartiene, allo scopo di tutelarne la salute e di promuoverne nel modo più efficace l’integrazione.

Il legislatore, nell’estendere a soggetti diversi dai genitori il beneficio in questione, ha posto come requisito la precedente convivenza con il disabile,
per garantire la continuità delle relazioni affettive e di cura. Tuttavia, questo requisito rischia di pregiudicare il padre disabile, quando manchino i familiari conviventi indicati in via prioritaria dalla legge e vi sia solo un figlio, all’origine non convivente,
pronto a impegnarsi per prestare la necessaria assistenza. Anche queste situazioni sono ugualmente meritevoli di adeguata protezione, «poiché riflettono i mutamenti intervenuti nei rapporti personali e le trasformazioni che investono la famiglia, non sempre
tenuta insieme da un rapporto di prossimità quotidiana, ma non per questo meno solida nel suo impianto solidaristico». Il requisito della precedente convivenza non può dunque «assurgere a criterio indefettibile ed esclusivo, così da precludere al figlio, che intende convivere ex post, di adempiere in via sussidiaria e residuale i doveri di cura e di assistenza, anche quando nessun altro familiare convivente, pur di grado più lontano, possa farsene carico».

La Corte ha precisato che il figlio, dopo aver conseguito il congedo straordinario, ha l’obbligo di instaurare una convivenza che garantisca al genitore disabile un’assistenza permanente e continuativa.

Foto: http://www.invalidi-disabili.it/2017/03/congedo-straordinario-permessi-legge-10492-nelle-unioni-civili-convivenze/

congedo straordinario Corte Costituzionale genitore non affittuario Ordine Avvocati Sciacca sentenza

La gestione della crisi nelle unioni civili

28 Novembre 2018


La legge Cirinnà (n. 76/2016) ha introdotto e regolamenta in Italia le unioni civili, cioè quelle unioni che si costituiscono tra due persone maggiorenni dello stesso sesso, con una dichiarazione effettuata di fronte all’ufficiale di stato civile ed alla presenza di due testimoni.

Non è invece stato più introdotto, come era invece previsto nel testo iniziale della proposta di legge, la possibilità per uno dei componenti della coppia di adottare il figlio del partner. (c.d. stepchild adoption).

Tuttavia in molti altri Paesi ciò è possibile, e attualmente, in fattispecie di riconoscimento di situazioni preesistenti giunte all’attenzione dei Giudici di merito e della Corte di Cassazione, è stata data copertura giuridica, dalla giurisprudenza, ad una relazione di genitorialità sociale di fatto già istauratasi da diversi anni, pur in esplicita e voluta (politica) assenza di specifiche norme di legge. (Cfr. Cass. sentenza n. 12962 del 2016 e ordinanza n. 14007/2018) Attualmente, di fatto, numerosi iniziano ad essere i nuclei familiari formati da persone dello stesso sesso, molti dei quali vedono anche la presenza di figli minori.

Ma vediamo cosa si prevede, in caso di crisi di queste famiglie, e cosa ancora in presenza di figli minori o maggiorenni ma non economicamente autosufficienti.

Dall’esame delle norme, prescindendo dalle cause automatiche di scioglimento, cioè la morte o la dichiarazione di morte presunta di una delle parti dell’unione previste dal comma 22, riteniamo di dover esaminare quelle a domanda di una o di entrambe le parti (commi 23, 24 e ss.).

Affinchè l’unione civile venga meno, le parti dovranno avere manifestato, anche disgiuntamente, la loro volontà di scioglimento all’ufficiale dello stato civile. Decorsi tre mesi, potrà essere proposta domanda giudiziale di divorzio avanti il tribunale competente ovvero la procedura di negoziazione assistita da un avvocato per parte, o l’accordo di fronte all’ufficiale dello stato civile, solo in assenza di figli minori o maggiorenni non economicamente autosufficienti (commi 24-25).

Anche uno solo dei partner dell’unione civile può ottenere la pronuncia di scioglimento, tuttavia dovrà avere preventivamente informato l’altro/a a mezzo raccomandata con ricevuta di ritorno. Infine veniamo al procedimento, del tutto analogo al divorzio delle coppie matrimoniali, visto l’espresso richiamo della legge a specifiche norme della relativa disciplina legislativa.

Le unioni civili non prevedono alcun obbligo di fedeltà, mentre prevedono quelli di assistenza morale e materiale e di coabitazione. Il partner più debole economicamente potrà veder tutelato il proprio diritto alimentare, ipotesi residuale e minore rispetto al diritto al mantenimento, ed ottenere l’assegnazione della casa familiare. Non è prevista la separazione, ma si giunge direttamente al divorzio, consensuale o giudiziale, introdotto con le medesime forme delle coppie matrimoniali ed allo stesso giudice competente territorialmente.

In presenza di figli, tuttavia, nessuna norma potrebbe impedire, pena l’incostituzionalità, a soggetti minori o maggiorenni ancora non economicamente autosufficienti una piena tutela, quantomeno da un punto di vista economico. Qualche problema e evidenti differenze si presentano, in tutta evidenza, nel caso in cui vi sia stata adozione dei figli dell’altro o meno.

Nel primo caso, non pare possa porsi in dubbio il pieno diritto dei minori a vedere tutelato il proprio diritto alla bigenitorialità, ed a mantenere in ogni caso rapporti con entrambi, ma il buon senso dovrebbe consentire ai minori il diritto di mantenere rapporti sani ed equilibrati anche con l’altra figura, pure in assenza di adozione, alla stregua di quanto avviene, o dovrebbe avvenire, nelle coppie di fatto che si sciolgono dopo un lasso di tempo considerevole. La situazione, tuttavia, è in continuo divenire; in assenza di espresse previsioni normative, attualmente non calendarizzate, il vuoto sarà indubbiamente colmato dalle interpretazioni costituzionalmente orientate, se non creative, delle Corti che si troveranno loro malgrado a dover dare risposta alle domande di giustizia che saranno loro poste

Fonte: https://news.avvocatoandreani.it/articoli/crisi-nelle-unioni-civili-104834.html

Foto: https://www.gaypost.it/le-guide-gay-lex-lunione-civile-finisce-male-funziona-divorzio/amp

adozioni Coppie di fatto coppie gay crisi decreto cirinnà divorzio separazione unione civile

Indennità di maternità e congedo straordinario

9 Novembre 2018


Corte Costituzionale, sent. n. 158 del 23 maggio 2018.

Gentili lettori, vi propongo un articolo in materia di lavoratrici gestanti, di calcolo del limite di assenze per oltre sessanta giorni tra la fine del servizio a lavoro e di norme dettate in caso di inizio della maternità; si parla, ancora, di indennità di maternità e di congedo straordinario di due anni per l’assistenza al coniuge (o all’unito civilmente) o al figlio disabile grave (art. 42, comma 5, Decreto legislativo

n. 151/2001)

Il caso.

Una lavoratrice, dall’aprile 2016, fruisce di un congedo straordinario per l’assistenza del figlio in condizioni di disabilità grave e dal maggio 2016 ha iniziato una nuova gravidanza.

Dal 23 agosto 2016, in forza di un provvedimento dell’azienda sanitaria per “gravidanza a rischio”, deve assentarsi improvvisamente dal lavoro, entrando subito in maternità obbligatoria. Essendo però già da aprile in congedo
straordinario, la lavoratrice gestante non riesce a tornare a lavoro nell’arco dei sessanta giorni antecedenti lo stop per maternità (ovvero, dal 23 giugno al 23 agosto 2016), risultando così continuativamente assente dal servizio per oltre sessanta giorni
prima del 23 agosto (inizio della maternità obbligatoria).

L’INPS respinge la domanda di indennità giornaliera per la durata della maternità obbligatoria (a decorrere dal 23 agosto 2016), perché
nei sessanta giorni antecedenti l’inizio del periodo della maternità, la lavoratrice non aveva interrotto l’assenza per congedo straordinario per assistenza al figlio disabile grave, rientrando in servizio.

[Ricordo che, per ottenere l’indennità di maternità, la lavoratrice gestante
non deve risultare assente per un n. di giorni superiore a 60 giorni antecedentemente all’inizio dei cinque mesi di astensione obbligatoria dal lavoro (od oltre, se viene accertata la “gravidanza a rischio”), a meno che la sua assenza prolungata oltre
i sessanta giorni prima della obbligatoria non sia dovuta a: malattia, infortunio, cassa integrazione, oppure a disoccupazione perché ha perso da poco il posto di lavoro- se, quindi, la lavoratrice gestante è in malattia da oltre sessanta giorni prima dello
stop per maternità, l’interessata avrà, comunque, diritto all’indennità giornaliera di maternità corrisposta dall’INPS, per tutti i mesi di maternità obbligatoria].

Dubbi di legittimità costituzionale

La Sentenza- Allego testo

Con sentenza n. 158 del 23 maggio 2018, la Corte Costituzionale ha chiarito
che i periodi di congedo straordinario di cui all’art. 42, comma 5, del D. lgs n. 151/2001, fruiti dalle
lavoratrici gestanti per assistere il coniuge convivente o il figlio, con disabilità in situazione di gravità, sono “neutri” ai fini del calcolo dei sessanta giorni di assenza, tra l’interruzione del lavoro e l’inizio della maternità obbligatoria.
Vale al pari di quanto già previsto per la malattia, l’infortunio, la cassa integrazione e la disoccupazione, già qualificati dalla legge come periodi “neutri”.

Pertanto, qualora la lavoratrice gestante risultasse assente per più di sessanta giorni prima dell’inizio della maternità obbligatoria, perché si trova in congedo straordinario per assistere il figlio o il coniuge disabile grave,
tale circostanza non pregiudicherà poi il diritto a vedersi corrisposta l’indennità di maternità durante il periodo della obbligatoria, perché
tale periodo di congedo straordinario nonè considerato assenza

è considerato assenza dal servizio prima del congedo di maternità.

La Corte in definitiva difende due principi la tutela della maternità e la tutela della persona con disabilità ad essere assistita. La sentenza riporta:

il sostegno economico alla lavoratrice madre perseguirebbe l’obiettivo di tutelare la salute della donna e del nascituro e di salvaguardare la libertà della lavoratrice
di essere madre, senza limitazioni o condizionamenti derivanti dalla prospettiva della perdita del reddito lavorativo.

Il congedo straordinario regolato dall’art. 42 d.lgs. n. 151 del 2001 adempirebbe alla funzione di tutelare la salute psico-fisica del disabile e di promuoverne l’integrazione
all’interno della famiglia, che svolge un fondamentale ruolo di assistenza. Tale fattispecie di congedo straordinario meriterebbe, ai fini del trattamento economico di maternità, la medesima tutela riconosciuta nelle altre ipotesi, in cui la legge concede
l’indennità di maternità anche a lavoratrici che non siano in servizio da più di sessanta giorni.

L’INPS comunica.

L’INPS recepisce il dettato giurisprudenziale con Messaggio n. 4074 del 02/11/2018. Allego testo.

Importante: Le istruzioni del Messaggio INPS trovano applicazione, su richiesta, anche per gli eventi antecedenti la sentenza della Corte,
sempre che non siano trascorsi i termini di prescrizione ovvero per i quali non sia intervenuta sentenza passata in giudicato.

Nota bene: Godono del beneficio dell’esclusione dal calcolo dei sessanta giorni di assenza dal
servizio soltanto le assenze per congedo straordinario fruito per l’assistenza al coniuge convivente (e all’unito civilmente Legge 76/2016) o a un figlio con
disabilità in situazione di gravità.

Di conseguenza, restano, quindi, esclusi i congedi per assistere altri soggetti, come il fratello o la sorella o i genitori della gestante.

Di conseguenza, restano, quindi, esclusi i congedi per assistere altri soggetti, come il fratello o la sorella o i genitori della gestante.

Focus sull’evoluzione storica del beneficio del congedo straordinario: Troverete interessante, leggendo la sentenza, una breve evoluzione storica del beneficio e l’ambito
applicativo, di cui riporto lo stralcio. “Dapprima esteso ad uno dei fratelli o delle sorelle conviventi con soggetto con handicap in situazione di gravità accertata, i cui genitori siano totalmente inabili (sentenza n. 233 del 2005), il congedo straordinario
ha successivamente riguardato, in via prioritaria, il coniuge convivente (sentenza n. 158 del 2007) e, in difetto di altri soggetti idonei, il figlio convivente (sentenza n. 19 del 2009) e il parente o l’affine entro il terzo grado convivente (sentenza n.
203 del 2013)”. “L’estensione dei beneficiari del congedo straordinario risponde all’esigenza di garantire la cura del disabile nell’àmbito della famiglia e della comunità di vita cui appartiene, allo scopo di tutelarne nel modo più efficace la salute,
di preservarne la continuità delle relazioni e di promuoverne una piena integrazione”.

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Consulta: illegittimità parziale dell’art. 24 del DLvo 151/2001 in materia di garanzia per la maternità

9 Novembre 2018


Corte Costituzionale, Sent. n. 158 del 13 luglio 2018.

Con sentenza n. 158 del 13 luglio 2018, la Corte Costituzionale ha dichiarato la illegittimità costituzionale dell’articolo 24, comma 3, del decreto legislativo n. 151/2001 nella parte in cui non esclude dal computo dei sessanta giorni immediatamente antecedenti l’inizio del periodo di astensione obbligatoria il periodo di congedo straordinario previsto dall’art. 42, comma 5, del decreto legislativo n. 151/2001, di cui la lavoratrice gestante abbia fruito per l’assistenza al coniuge convivente o al figlio, portatori in situazione di gravità accertata ai sensi dell’art. 4, comma 1, della Legge n. 104/1992.

Fonte: http://www.dottrinalavoro.it/notizie-c/consulta-illegittimita-parziale-dellart-24-del-dlvo-151-2001-in-materia-di-garanzia-per-la-maternita

Consulta: illegittimità parziale dell’art. 24 del DLvo 151/2001 in materia di garanzia per la maternità

Scandalo Inps sulle presunte distorsioni nel sistema di misurazione e valutazione della performance dei medici: la lettera aperta di Boeri

25 Ottobre 2018


ISTITUTO NAZIONALE PREVIDENZA SOCIALE

Il Presidente

Cari amici,

Ho ricevuto negli ultimi giorni numerose email e lettere allarmate di persone con disabilità che avevano letto articoli di giornale o ascoltato servizi televisivi riguardo a presunte distorsioni nel sistema di misurazione e valutazione della performance dei medici dell’Istituto che ho l’onore di presiedere. Ho perciò deciso di scrivervi collettivamente. Spero che avrete la pazienza di leggere questa lettera aperta fino alla fine. Se non avete voglia di farlo, vorrei che comunque vi sentiste rassicurati sul fatto che ogni singola azione intrapresa dall’Inps è mossa dalla volontà di agire nell’interesse e per la tutela dei malati e dei cittadini invalidi.

La polemica alimentata da alcune testate, che non hanno esitato ad offendere la professionalità dei nostri medici, trae spunto dalla scelta dell’Inps di estendere loro l’obiettivo, sin qui stabilito per i soli dirigenti, di contribuire alla riduzione del debito pubblico (mediante la riduzione di spese per prestazioni indebite e l’abbattimento dell’evasione contributiva). In passato questi obiettivi erano stabiliti per i soli dirigenti che poi se ne facevano interpreti presso il personale e i professionisti, tra i quali i medici dell’Istituto. Una sentenza del Consiglio di Stato, che ha riaffermato l’autonomia organizzativa dei professionisti, ci ha di fatto imposto di fissare obiettivi specifici per i medici. Si sono così definiti molteplici indicatori che valutano la loro attività in base ai servizi forniti all’utenza (giudizi medico legali definitivi rilasciati entro 60 gg dal ricevimento del verbale provvisorio da parte delle AsI e entro 30 gg per le patologie oncologiche, esclusione dalle visite mediche di verifica per i portatori di patologie croniche gravi e stabilizzate, espletamento – entro il giorno successivo – delle visite mediche ambulatoriali dei lavoratori in malattia risultati assenti alla visita medica di controllo domiciliare il giorno precedente, tempestività delle segnalazioni di possibile responsabilità di terzi in caso di malattia e invalidità, etc.) oltre che un indicatore legato al contributo alla riduzione del debito pubblico in termini di “Revoche Prestazioni invalidità civile”, “Visite mediche di controllo” e “Azioni Surrogatorie”.

Questo indicatore incide su meno del 2 per cento della retribuzione dei medici ed è valutato a livello regionale. Ciò significa che concorrono al risultato tutti i medici della regione rendendo impossibile per un singolo professionista incidere col proprio comportamento sul risultato e, dunque, sulla sua retribuzione attesa.

L’inclusione tra gli obiettivi delle revoche può aver dato luogo ad equivoci e alimentato timori sull’imposizione per via amministrativa di criteri più restrittivi nell’accesso alle prestazioni socio-assistenziali dell’Istituto. Ma attenzione: le revoche di prestazioni di invalidità civile non sono legate alla fase di accertamento degli stati invalidanti, bensì ai casi in cui precedenti commissioni mediche ASL avessero riconosciuto il diritto “a termine”, vale a dire prevedendo la necessità di riconvocare il malato ad una seconda visita di verifica per un possibile miglioramento della condizione di salute.

Ciò, premesso, il personale medico, grazie alle sue competenze, può contribuire a meglio identificare quali sono i cittadini che con maggiore probabilità potranno presentare un miglioramento delle proprie condizioni di salute.

E’ proprio questo l’obiettivo di questo indicatore: vuole essere una leva gestionale per migliorare l’efficienza delle attività di revisione delle prestazioni legate all’invalidità civile, attraverso una migliore programmazione delle visite di verifica della persistenza degli stati invalidanti. Lo scopo è quello di effettuarle prima della scadenza della prestazione al fine di evitare l’eventuale pagamento di mensilità indebite. Negli scorsi anni si è, infatti, notato come l’aumento del numero di revoche in una data regione corrisponda ad una maggiore efficienza nella calendarizzazione delle visite, piuttosto che agli esiti delle stesse.

Tale modalità gestionale si configura, inoltre, come fattore di deterrenza nei confronti di scorrette previsioni di rivedibilità, che spesso causano disagi agli assistiti e alle loro famiglie, provocando reiterate, inutili visite per coloro i quali presentano quadri clinici cronico-progressivi.

D’altro canto, la previsione di rivedibilità concerne quadri clinici dinamici per i quali si può prevedere, purtroppo, anche un peggioramento delle condizioni di salute del cittadino. In questi casi le Commissioni riconoscono correttamente benefici economici aggiuntivi rispetto ai precedenti. E in tal caso la tempestività delle visite è condizione per assicurare supporto adeguato ai malati in tempo utile. Si tratta di casi tutt’altro che infrequenti: a seguito della visita di verifica, il numero di coloro che si vedono riconoscere benefici aggiuntivi è pari a quello di coloro che se li vedono ridurre a seguito di una riscontrata diminuzione della percentuale dello stato invalidante.

Non c’è pertanto un privato interesse economico che si scontra con il dovere professionale di agire secondo scienza e coscienza; c’è invece un incentivo collettivo a essere più efficienti e scrupolosi nella programmazione delle visite di verifica della permanenza dello stato invalidante.

È, peraltro, fortemente lesiva della professionalità dei medici Inps anche solo ipotizzare che possano violare il codice deontologico interpretando questi obiettivi come un incentivo a revocare prestazioni in essere, anche quando questa scelta non è giustificata dall’evoluzione del quadro clinico. Il codice deontologico ha da sempre ispirato ogni giudizio medico legale dell’Istituto. Di questo comportamento i nostri medici rispondono di fronte alla giustizia penale e civile e allo stesso Ordine dei Medici da cui non abbiamo mai avuto segnalazioni di comportamenti non corretti. Deve essere precisato che, a garanzia di trasparenza e correttezza del giudizio medico legale, le Commissioni Mediche operanti in Inps sono costituite con l’apporto di medici rappresentanti di categoria, i quali concorrono collegialmente al giudizio medico legale (AMNIC, ANFFASS, ENS, UICI). Non si sono riscontrati casi in cui detti rappresentanti abbiano verbalizzato il loro dissenso rispetto al giudizio medico legale conclusivo. Il giudizio medico legale, bene ricordare, si basa sull’oggettivo requisito sanitario, accertato in ottemperanza al dettato normativo e alle linee guida e disposizioni istituzionali diffuse dal Coordinamento generale medico legale.

Le modalità operative istituzionali sottendono l’uso dello strumento informatico con procedure dedicate all’attività sanitaria, garantendo la piena tracciabilità, trasparenza e correttezza formale dei processi.

A conferma delle corrette scelte dell’Amministrazione e nel rispetto della piena autonomia tecnico professionale dei medici Inps, sono state intraprese numerose iniziative volte ad emanare linee guida sull’accertamento sanitario a garanzia dei diritti dei soggetti disabili, ampliando così l’ambito delle tutele e uniformando i giudizi medico legali su tutto il territorio nazionale (linee guida su invalidità civile, sulla valutazione delle demenze, sull’autismo, sulla fibrosi cistica, sulle malattie rare, solo per citarne alcune). In questi documenti è pressoché costantemente ribadita la necessità di indicare la sussistenza delle condizioni di applicabilità del DM 2 agosto 2007 qualora ne ricorrano le condizioni in modo tale da evitare previsioni di rivedibilità inutili non suffragate da solidi criteri scientifici.

In aggiunta, l’amministrazione ha, in questi anni, adottato numerose iniziative volte a semplificare l’interazione dei disabili con l’Istituto. Prima fra tutte è bene ricordare l’attività messa in campo da Inps al fine di stilare convenzioni con regioni e province per l’accentramento degli accertamenti delle procedure di riconoscimento dell’invalidità civile in capo all’Inps. Grazie a queste convenzioni, oggi firmate con 3 regioni e diverse province italiane, viene affidato unicamente all’Inps (senza il coinvolgimento delle AsI) il compito di accertare i requisiti sanitari in materia di invalidità civile, cecità, sordità, handicap e disabilità. L’accentramento permette, da un lato, un giudizio medico legale uniforme su tutto il territorio e, dall’altro, consente di semplificare l’iter accertativo. Si evitano così ai malati e alle loro famiglie reiterate visite prima presso il medico di base, poi presso il medico specialista, in seguito presso la commissione AsI e infine presso l’Inps, a cui spetta il giudizio definitivo.

A questo proposito, considerando, in particolare, la peculiarità e la vulnerabilità di alcuni malati, l’Inps ha inoltre stilato dei protocolli di intesa con strutture ospedaliere di eccellenza sia pediatriche che oncologiche (Bambino Gesù di Roma, Ospedale Meyer di Firenze, Gaslini di Genova e Istituto dei tumori Regina Elena di Roma) al fine di velocizzare ulteriormente l’iter accertativo. In questi casi, infatti, la  certificazione  medica  pediatrica  o  oncologica  a  corredo della richiesta di prestazione (invalidità civile, cecità civile, sordità civile, handicap e disabilità) è rilasciata direttamente dagli specialisti di tali strutture, dotati della massima competenza tecnico professionale circa le menomazioni in essere avendo in cura i cittadini.

E’ previsto, inoltre, di replicare tali modalità operative con strutture sanitarie accreditate per altre branche specialistiche in modo tale di giovarsi dell’apporto tecnico professionale di medici con i più alti livelli di competenza nella singola patologia.

Lo scopo è quello di dare risposte assistenziali tempestive, basate su documentazione clinica proveniente da strutture accreditate, a famiglie che vivono enormi disagi. Si pensi, ad esempio, all’importanza di un rapido riconoscimento, ai fini di un sollievo del carico assistenziale, dei benefici correlati alla condizione di handicap grave.

L’Istituto, come da missione storica, è vicino ai bisogni dei cittadini come dimostrano anche collaborazioni costanti con le Associazioni di volontariato dei malati affetti da specifiche malattie (ad esempio, AISM, AISLA, ANAA, ANMAR, COORDOWN, AIMAC, FAVO, LIFC, UNIAMO, UNITED ONLUS ecc..) nel rispetto dei principi costituzionali e del dettato normativo, con l’impegno costante di ridurne il disagio causato dalla disabilità.

In conclusione, l’Inps è dalla vostra parte nel fornirvi servizi il più possibile adeguati nell’applicazione della normativa vigente e nell’utilizzare nel modo più efficace possibile le risorse disponibili. I medici, come gli altri professionisti dell’Istituto, sono chiamati a contribuire a un uso efficiente di queste risorse mediante una sempre migliore programmazione delle visite.

A fine anno, faremo una valutazione dell’efficacia di tutti gli indicatori presenti nel piano della performance. Tra questi anche quello che, a seguito di letture affrettate offerte a mezzo stampa, ha allarmato alcuni di voi. Vi posso anticipare sin d’ora che, da inizio anno, quando è stato introdotto tale indicatore, non c’è stato alcun aumento delle revoche delle prestazioni. Al contrario, la percentuale di revoche nei primi sette mesi del 2018 si è ridotta dell’1 per cento rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente mentre è aumentata quella di riscontrati peggioramenti dello stato di salute che danno luogo ad aumenti dei benefici.

Spero di avere contribuito a rispondere alle domande che alcuni di voi mi hanno posto e ad evitare che accuse strumentali possano destare inutili preoccupazioni. Continuate a scrivermi se avete preoccupazioni di cui farmi parte e proposte su come migliorare l’attività dell’Istituto.

Un cordiale saluto a tutti voi,

Tito Boeri

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Inps: indebito del pensionato e onere della prova.

24 Ottobre 2018


Cass. S.U., sentenza n. 18046/2010.

È molto frequente che l’INPS richieda ai pensionati la restituzione di somme che ritiene di aver erogato indebitamente. Una volta ricevuto la lettera di restituzione, il pensionato che ritiene illegittima la richiesta è tenuto ad agire giudizialmente attraverso l’azione di accertamento negativo della sussistenza dell’obbligo di restituire quanto percepito.

La questione che si pone in questi casi è quella relativa all’individuazione del soggetto tenuto a fornire la prova. Fino al 2008, la dominante giurisprudenza sosteneva che nei giudizi di opposizione alla richiesta dell’indebito, l’onere probatorio sull’irripetibilità spettava all’INPS che era tenuta, quindi, a provare i fatti costitutivi della propria pretesa.

Con la sentenza n. 18046/2010, le Sezioni Unite della Corte di Cassazione hanno ribaltato il suddetto orientamento, affermando il seguente principio di diritto: “In tema d’indebito previdenziale, nel giudizio instaurato, in qualità d’attore, dal pensionato che miri ad ottenere l’accertamento negativo del suo obbligo di restituire quanto l’ente previdenziale abbia ritenuto indebitamente percepito, l’onere di provare i fatti costitutivi del diritto a conseguire la prestazione contestata, ovvero l’esistenza di un titolo che consenta di qualificare come adempimento quanto corrisposto, è a suo esclusivo carico”.

Con la sentenza n. 198 del 2011, la stessa Cassazione ha statuito che nel giudizio di accertamento negativo della sussistenza dell’obbligo di restituire quanto percepito, fermo restando che il pensionato ha l’obbligo di provare i fatti costitutivi del diritto alla prestazione ricevuta, l’INPS non si deve limitare a contestare genericamente l’indebito ma deve indicare nel provvedimento amministrativo di recupero del credito oltre agli estremi del pagamento anche le ragioni che non legittimerebbero la corresponsione delle somme erogate al fine di consentire al pensionato di effettuare i necessari controlli sulla correttezza della pretesa.

Sulla questione è intervenuta nuovamente la Corte di Cassazione recentemente con la sentenza n. 26231/2018, pubblicata il 18 ottobre scorso, affermando che nel giudizio di accertamento dell’obbligo di restituire le somme che l’INPS ritenga di aver versato indebitamente è onere del pensionato fornire la prova di non dover restituire le somme richieste.

IL CASO: nella vicenda esaminata dai Giudici di Piazza Cavour, un pensionato dopo aver ricevuto dall’INPS la richiesta di restituzione di somme che quest’ultimo riteneva di aver erogato indebitamente, chiedeva al Tribunale accertarsi la non debenza in favore dell’Ente Previdenziale. La domanda del pensionato veniva rigettata, mentre la decisione di prime cure veniva riformata in sede di gravame dalla Corte di Appello che dichiarava illegittimo il recupero operato dall’INPS con condanna di quest’ultimo alla restituzione delle somme trattenute.

Avverso la sentenza della Corte di Appello interponeva ricorso per Cassazione l’INPS sulla scorta di un solo motivo con il quale deduceva la violazione e la falsa applicazione dell’articolo 2697 e dell’articolo 2033 codice civile avendo la Corte di Appello disatteso il principio di diritto affermato dalle Sezioni Unite con la suddetta sentenza n. 18046/2010.

LA DECISIONE: La Suprema Corte di Cassazione, con la sentenza in commento, ha ritenuto fondato il motivo del ricorso ribadendo il principio affermato dalle Sezioni Unite della Cassazione con la sentenza n. 18046/2010, richiamato dall’INPS, secondo il quale nel giudizio di accertamento negativo dell’obbligo di restituire le somme instaurato dal pensionato quest’ultimo ha l’onere di provare i fatti costitutivi del diritto a conseguire la prestazione contestata.

Secondo gli Ermellini:

il principio di diritto affermato dalle Sezioni Unite con la sentenza n. 18046/2010 è stato successivamente ripreso dalla Corte di Cassazione – Sezione Lavoro con la sentenza n. 2739 del 11/02/2016 con la quale i giudici di Piazza Cavour hanno confermato che in tema di indebito previdenziale, nel giudizio instaurato per ottenere l’accertamento negativo dell’obbligo di restituire quanto l’ente previdenziale ritenga indebitamente percepito, è a carico esclusivo dell’ “accipiens” l’onere di provare i fatti costitutivi del diritto a conseguire la prestazione contestata, ovvero l’esistenza di un titolo che consenta di quantificare come adempimento quanto corrisposto;

non assume rilievo l’inosservanza, da parte dell’Istituto, dell’obbligo ex art. 13, comma 2, legge n. 412 del 1991, di verificare annualmente l’esistenza di situazioni reddituali del pensionato incidenti sul diritto o sulla misura della pensione, la cui operatività è condizionata alla preventiva segnalazione, ai sensi dell’articolo 13, comma 1, legge n. 412 del 1991, dei relativi fatti da parte dell’interessato. (Cass. Sez. Lav n. 1228 del 20/01/2011).

Fonte: https://news.avvocatoandreani.it/articoli/somme-inps-indebitamente-percepite-dal-pensionato-onere-della-prova-104745.html

Foto: https://www.termometropolitico.it/1316817_prescrizione-contributi-inps-2018.html/amp

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