Agevolazioni fiscali per disabili e certificazione per il riconoscimento della disabilità visiva- Agenzia delle Entrate, Circolare n. 13/E del 31/05/2019

13 Giugno 2019


Agenzia delle Entrate, Circolare n. 13/E del 31/05/2019

La materia oggetto della presente nota informativa è presentata in forma casistica, per agevolare l’interessato che, sempre più spesso, è costretto a resistere a talune pretese illegittime o dannose avanzate da concessionari o da operatori inesperti del settore delle disabilità e delle agevolazioni previste dalla legge.

Capitano spesso situazioni del tipo:

1.       il concessionario rifiuta all’acquirente non vedente l’applicazione dell’IVA agevolata al 4 per cento, perché il verbale in possesso dell’Interessato non riporta la formula definita dall’Agenzia delle Entrate, in accordo con l’INPS: “Ricorrono le previsioni di cui…… all’art. 50 Legge 342/2000

oppure

2.       in sede di compilazione del 730, il CAF non inserisce le detrazioni per disabili, perché nel verbale del dichiarazione non c’è la formula: “Ricorrono le previsioni di cui…… all’art. 6 Legge 488/1999

Gli Interessati vengono, così, sollecitati (inopportunamente) a presentare domanda per la visita di accertamento in Commissione d’Invalidità, per ottenere un nuovo verbale.

Ciò, senza considerare che:

–        l’assenza di tali formule potrebbe essere riconducibile principalmente a due fattori: al fatto che si tratti di verbali datati nel tempo, emessi dalle Commissioni ASL prima che, nel 2012, intervenisse, per legge, la definizione conclusiva ad opera dell’INPS; ovvero, che ci sia stato un errore di compilazione della stessa Commissione di accertamento, nel non indicare, in favore dell’assistito non vedente, le previsioni di legge per le agevolazioni fiscali

Riepilogo: Con l’emanazione dell’art. 4 del D.L. n. 5/2012 è stata demandata ai verbali delle Commissioni mediche il compito di riportare anche l’esistenza dei requisiti sanitari necessari ad ottenere le agevolazioni previste per le persone con disabilità, quali il rilascio del contrassegno invalidi e le agevolazioni fiscali relative ai veicoli.

–        il nuovo verbale andrebbe, in ogni caso, a sostituire un verbale, di per sé già valido a tutti gli effetti. Le tempistiche poi, per il nuovo accertamento, sono bibliche.

Ricordiamo, innanzitutto, quali siano le agevolazioni a cui hanno diritto le persone ascritte alla categoria dei Non vedenti, ovvero: i Ciechi totali, i Ciechi parziali e gli Ipovedenti gravi, artt. 2, 3 e 4 Legge 138/2001 (Rif. amministrativo: Ministero della Sanità, Direzione Generale della Prevenzione, Ufficio IV, del 22/06/2001, “Interpretazione delle norme riguardanti i non vedenti”):

  • IVA agevolata al 4 per cento (Rif. normativo: Art. 50, Legge 342/2000)
  • Detrazione Irpef al 19 per cento (Rif. normativo: Art. 6 Legge 488/1999)
  •  Contrassegno Disabili (Rif. normativo: Art. 381 del DPR 495/1992, così come modificato ed integrato dall’art. 12, comma 3, del DPR 503/1996, che stabilisce: “La normativa di cui al presente articolo si intende estesa anche alla categoria dei non vedenti”).

L’Agenzia delle Entrate è intervenuta di recente, a chiarimento, sul punto dei verbali c.d. non parlanti ai fini delle agevolazioni per disabili (semplificazioni in materia di certificazioni) e con Circolare n. 13/E diramata lo scorso 31 maggio, ha precisato, a pag. 62, quanto segue:

Per i verbali privi di tali riferimenti normativi il contribuente, per accedere ai benefici fiscali, dovrà richiedere l’integrazione/rettifica del certificato emesso dalla Commissione medica integrata di cui all’articolo 20, del decreto-legge 1° luglio 2009, n. 78, convertito, con modificazioni, dalla legge 3 agosto 2009, n. 102, salvo che dal certificato medesimo non sia possibile evincere inequivocabilmente la spettanza delle agevolazioni.

Ne consegue che, qualora nei verbali di Cecità Civile (per i Ciechi totali e per i parziali) e di Invalidità Civile (per gli Ipovedenti gravi) sia riportata la quantificazione del Visus residuo, ovvero la percentuale di restringimento del Campo visivo, ovvero sia riportata solamente la classificazione di “CIECO ASSOLUTO”, di “CIECO CON RESIDUO VISIVO NON SUPERIORE ad 1/20 in entrambi gli occhi” o di “IPOVEDENTE GRAVE” (in linea con le previsioni di cui agli artt. 2, 3 e 4 della Legge 138/2001, pag. 61 della Circolare n. 13/E), l’Interessato non vedente potrà far valere detto verbale in suo possesso, anche se privo del richiamo alle specifiche norme fiscali.

Per quanto riguarda la tipologia di certificazione utile ad ottenere i benefici fiscali, per i Ciechi totali, per i Ciechi parziali e per gli Ipovedenti gravi il verbale di Prima Istanza che riconosce lo status è già documento probante (“Per i non vedenti e sordi certificato che attesti la loro condizione, rilasciato da una Commissione medica pubblica ”, pp. 60 e 66 della Circolare n. 13/E). I non vedenti, infatti, non sono tenuti ad essere in possesso anche dello stato di gravità ex art. 3 comma 3 Legge 104/1992 (si tratta di un altro aspetto che, spesso, ingenera, soprattutto da parte dei concessionari, gran confusione!)

Rif. amministrativo: Circolare del 30/07/2001 n. 72 e Consulenza Giuridica n. 954-15/2012 dell’Agenzia delle Entrate (trasmissione del 25/07/2013)

In allegato, la Circolare n. 13/E del 31/05/2019

Foto: https://www.cogedeconsulting.com/news/Disabili_e_agevolazioni

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SS.UU.: divieto di maternità surrogata e adozioni “particolari”

6 Giugno 2019


Corte di Cassazione, Sez. Un., sentenza n. 12193 dell’8 maggio 2019

Sintesi del fatto. Il Pubblico Ministero, nonché il Ministero dell’Interno ed il Sindaco di Trento, in qualità di ufficiale di governo, hanno proposto ricorso per cassazione avverso l’ordinanza della Corte d’appello di Trento che ha accolto la domanda dei sig.ri Tizio e Caio avente ad oggetto il riconoscimento, ai sensi dell’art. 67 della L. n. 218/1995, dell’efficacia nell’ordinamento interno del provvedimento emesso il 12 gennaio 2011 dalla Superior Court of Justice dell’Ontario (Canada), con cui era stato accertato il rapporto di genitorialità tra Caio ed i minori Mevio e Sempronio – generati mediante procreazione medicalmente assistita, a seguito del reperimento di una donatrice di ovociti e di un’altra donna disposta a sostenere la gravidanza – e ne ha ordinato la trascrizione negli atti di nascita di questi ultimi da parte dell’ufficiale di stato civile del Comune di Trento. Ciò in quanto, nonostante l’esistenza di un primo provvedimento giudiziale regolarmente trascritto in Italia, con cui il Giudice canadese aveva riconosciuto che la gestante non era genitrice dei minori e che l’unico genitore era Tizio, l’ufficiale di stato civile aveva rifiutato di trascrivere il successivo atto con cui veniva riconosciuta la cogenitorialità di Caio e disposto l’emendamento degli atti di nascita dei minori.

In particolare, il Pubblico Ministero ha censurato l’ordinanza impugnata per aver riconosciuto efficacia nell’ordinamento interno ad un provvedimento contrario all’ordine pubblico, in quanto avente ad oggetto l’accertamento di un rapporto genitoriale con persone del medesimo sesso, sulla base di norme straniere scelte dagli stessi ricorrenti e sul presupposto indimostrato della rispondenza di tale situazione all’interesse dei minori.

Il Ministero ed il Sindaco hanno lamentato, tra l’altro, la violazione e la falsa applicazione degli artt. 16 e 65 della L. n. 218 del 1995, dell’art. 18 del D.P.R. n. 396 del 2000 e degli artt. 5 e 12, commi secondo e sesto, della L. n. 40 del 2004 in quanto, nell’escludere il contrasto tra il provvedimento emesso dal Giudice canadese e l’ordine pubblico, l’ordinanza impugnata avrebbe fornito un’interpretazione eccessivamente estensiva di tale nozione, con il rischio di svuotare di ogni significato gli artt. 16 e 65 cit..

I sig.ri Tizio e Caio hanno resistito con controricorso.

La Prima Sezione Civile della Corte di Cassazione, ritenuto che il provvedimento impugnato sia imposto nella specie dalla complessità e dalla rilevanza delle censure proposte con i motivi di ricorso, il cui esame implica la risoluzione di questioni di massima di particolare importanza, ha rimesso la causa alle Sezioni Unite.

Decisione. Le Sezioni Unite della Suprema Corte, dichiarato inammissibile il ricorso proposto dal Pubblico Ministero, hanno accolto parzialmente il ricorso del Sindaco e del Ministero dell’Interno, cassato l’ordinanza impugnata in relazione ai motivi accolti e rigettato nel merito la domanda dei sig.ri Tizio e Caio.

Prendendo le mosse dalla nozione evolutiva di ordine pubblico come interpretata dalla più recente giurisprudenza di legittimità, che ha attribuito alla predetta nozione una diversa funzione eminentemente promozionale, le Sezioni Unite hanno innanzitutto affermato che, in tema di riconoscimento dell’efficacia del provvedimento giurisdizionale straniero, la compatibilità con l’ordine pubblico, richiesta dagli artt. 64 e ss. della legge n. 218 del 1995, dev’essere valutata “alla stregua non solo dei principi fondamentali della nostra Costituzione e di quelli consacrati nelle fonti internazionali e sovranazionali, ma anche del modo in cui gli stessi si sono incarnati nella disciplina ordinaria dei singoli istituti, nonché dell’interpretazione fornitane dalla giurisprudenza costituzionale ed ordinaria, la cui opera di sintesi e ricomposizione dà forma a quel diritto vivente dal quale non può prescindersi nella ricostruzione delle nozione di ordine pubblico, quale insieme dei valori fondanti dell’ordinamento in un determinato momento storico”.

In tale contesto e sulla scorta di alcune recenti pronunce di legittimità, le Sezioni Unite, confutando la tesi sostenuta al riguardo dalla Corte d’appello, hanno ribadito come l’art. 12, comma sesto, della L. n. 40/2004, relativo al divieto di maternità surrogata, sia certamente una disposizione di ordine pubblico avente una funzione essenziale di tutela di interessi costituzionalmente rilevanti, come suggerisce la stessa previsione della sanzione penale posta, di regola, a presidio di beni fondamentali. A venire in rilievo, nel caso di specie caratterizzato dall’accordo intervenuto con una donna estranea alla coppia genitoriale, che ha provveduto alla gestazione ed al parto rinunciando, tuttavia, ad ogni diritto nei confronti dei nati, sono in particolare la dignità della gestante e l’istituto dell’adozione, con il quale la surrogazione di maternità si pone oggettivamente in conflitto in quanto è solo a tale istituto, governato da regole particolari poste a tutela di tutti gli interessati, in primo luogo dei minori, che l’ordinamento affida la realizzazione di progetti di genitorialità priva di legami biologici con il nato, escludendo di contro qualsiasi rilievo al mero accordo delle parti.

Neppure può ritenersi, ad avviso delle Sezioni Unite, la contrarietà del divieto di maternità surrogata, in generale, con principi sanciti dalle convenzioni internazionali in materia di protezione dei diritti dell’infanzia e, in particolare, con l’interesse superiore del minore tutelato dall’art. 3 della Convenzione di New York sui diritti del fanciullo del 20 novembre 1989, resa esecutiva in Italia con legge 27 maggio 1991, n. 176, espressione di una scelta non irragionevole, compiuta dal legislatore nell’esercizio della sua discrezionalità, e volta ad assicurare che tale interesse si realizzi proprio attribuendo la maternità a colei che partorisce e affidando, invece, all’istituto dell’adozione, realizzata con le garanzie proprie del procedimento giurisdizionale, la realizzazione di una genitorialità disgiunta dal legame biologico.

La stessa Corte Costituzionale, nel riconoscere alla L. n. 40/2004 natura di legge «costituzionalmente necessaria», ha affermato che il progetto di formazione di una famiglia caratterizzata dalla presenza di figli, anche indipendentemente dal dato genetico, è frutto della libertà di determinazione dei singoli e, come tale, è favorevolmente considerato dall’ordinamento giuridico – come dimostra la regolamentazione dell’istituto dell’adozione –, ma ciò non implica che tale libertà possa esplicarsi senza limiti: tra tali limiti rientra indubbiamente il divieto di surrogazione di maternità, ove la valutazione comparativa tra gli interessi in gioco è fatta direttamente dalla legge ed è precluso al giudice di merito sostituire la propria valutazione a quella compiuta in via generale dal legislatore, attribuendo la prevalenza all’interesse dei minori alla conservazione dello status filiationis nonostante la pacifica insussistenza di un rapporto biologico con il genitore intenzionale.

L’interesse del minore alla conservazione dello status filiationis, invero, è destinato ad affievolirsi in caso di ricorso alla maternità surrogata, il cui divieto viene a configurarsi come l’anello necessario di congiunzione tra la disciplina della procreazione medicalmente assistita e quella generale della filiazione, segnando il limite oltre il quale cessa di agire il principio di autoresponsabilità fondato sul consenso prestato alla predetta pratica e torna ad operare il favor veritatis, che giustifica la prevalenza dell’identità genetica e biologica. Ciononostante, la Suprema Corte ha rilevato che la tutela del minore è comunque assicurata dalla presenza di strumenti legali, come ladozione, idonei a consentire la costituzione di un legame giuridico con il genitore intenzionale e a salvaguardare la continuità della relazione affettiva ed educativa.

Alla luce di tali considerazioni, le Sezioni Unite hanno pronunciato il seguente principio di diritto: “Il riconoscimento dell’efficacia del provvedimento giurisdizionale straniero con cui sia stato accertato il rapporto di filiazione tra un minore nato all’estero mediante il ricorso alla maternità surrogata ed il genitore d’intenzione munito della cittadinanza italiana trova ostacolo nel divieto della surrogazione di maternità previsto dall’art. 12, comma sesto, della legge n. 40 del 2004, qualificabile come principio di ordine pubblico, in quanto posto a tutela di valori fondamentali, quali la dignità umana della gestante e l’istituto dell’adozione; la tutela di tali valori, non irragionevolmente ritenuti prevalenti sull’interesse del minore, nell’ambito di un bilanciamento effettuato direttamente dal legislatore, al quale il giudice non può sostituire la propria valutazione, non esclude peraltro la possibilità di conferire rilievo al rapporto genitoriale, mediante il ricorso ad altri strumenti giuridici, quali l’adozione in casi particolari, prevista dall’art. 44, comma primo, lett. d), della legge n. 184 del 1983”.

Fonte: https://foroeuropeo.it/banche-dati/attualita-news-commenti/39300-il-divieto-di-maternita-surrogata-quale-principio-generale-di-ordine-pubblico

Foto: https://www.nextquotidiano.it/tribunale-torino-concede-ladozione-due-mamme/

12193 adozione particolare; maternità surrogata omogenitorialità; ordine pubblico; provvedimento giudice straniero; registro stato civile; trascrizione

Assenza di motivazione nella sentenza: alcuni chiarimenti.

3 Giugno 2019


Il contenuto della sentenza

La sentenza, atto giurisdizionale per eccellenza, deve del resto contenere, oltre al dispositivo, ossia la parte nella quale è contenuta la decisione del giudice, anche la motivazione, nella quale il giudice espone la ricostruzione dei fatti ed il ragionamento logico-giuridico che giustifica il segno della decisione adottata.
L’obbligo di motivazione è previsto all’art. 111 Cost. co. 6, come garanzia dei cittadini nei confronti del potere giudiziario e di buona amministrazione della Giustizia, nonché nella Convenzione Europea per la salvaguardia dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali[1].
La motivazione costituisce una delle parti essenziali della sentenza, a garanzia del principio del giusto processo il quale esige che la causa sia esaminata e decisa correttamente, ragionevolmente e secondo diritto[2], nonché a garanzia del diritto all’azione e del diritto alla difesa.

Quando la motivazione è assente

Come è stato più volte ribadito in giurisprudenza, la motivazione è assente quando l’enunciazione della decisione è priva di argomentazione, oppure quando la motivazione formalmente esiste ma le sue argomentazioni sono svolte in modo da non riconoscerla come giustificazione della decisione[3].
La motivazione deve comprendere la succinta esposizione dei fatti di causa; laddove manchi, la stessa risulta essere meramente apparente in quanto non consentirebbe di comprendere l’iter logico seguito dal giudice per pervenire al risultato enunciato.

La sentenza, inoltre, è motivata anche quando richiami in maniera sistematica le ragioni contenute in altro atto o provvedimento esterno, ovvero quando faccia riferimento a precedenti giurisprudenziali conformi – c.d. motivazione per relationem[4] – ma, ai fini della sua validità, occorre che l’atto richiamato venga indicato in maniera precisa, in modo che sia agevolmente rintracciabile e conoscibile. In pratica, i giudici non possono limitarsi alla condivisione di una determinata interpretazione, ma devono anche spiegare le norme, i motivi e le ragioni.
La sentenza, quindi, è nulla laddove si limiti alla mera indicazione della fonte di riferimento e non sia, pertanto, possibile individuare le ragioni poste a fondamento del dispositivo[5].
A tal proposito un noto giudice di Milano, dott.ssa Maccora, ha così dichiarato: «Le sentenze sono lo specchio del nostro lavoro. Per questo devono essere scritte in maniera inappuntabile. Non dimentichiamo che chiarezza, pertinenza e comprensibilità sono indici della qualità della democrazia di un ordinamento»[6].

Un esempio di motivazione assente

Dopo aver analizzato i criteri ai quali deve uniformarsi un giudice nel motivare correttamente le sentenze, facciamo l’esempio di una sentenza nella quale è ravvisabile una totale assenza di motivazione.

Si pensi al caso di un procedimento che abbia come oggetto un’ipotesi di sinistro mortale e in cui il giudice, a fronte della domanda proposta dai superstiti della vittima, si limiti a rigettarla con una sintetica sentenza di poche pagine, omettendo di analizzare le molteplici norme interessate e limitandosi alla sola condivisione di una interpretazione personale priva di sostegno sia normativo che giurisprudenziale, non consentendo di ricostruire in alcun modo l’iter logico-argomentativo seguito dal giudice.

Con una sentenza di tal genere, il giudice si limita a una parziale ricostruzione descrittiva della dinamica del sinistro non comprovata da un effettivo e tangibile riscontro giurisprudenziale come se la Suprema Corte di Cassazione e la Corte di Appello non si fossero mai pronunciate in casi analoghi creando dei precedenti e ignorando, quindi, la presenza di una ormai consolidata giurisprudenza, in caso di sinistri stradali, della responsabilità esclusiva in capo al conducente o al pedone, o dell’eventuale concorso di responsabilità di entrambi.

E’ evidente che una simile pronuncia viola i precetti costituzionali e le regole che determinano la struttura delle sentenze.

Fonte: https://www.studiocataldi.it/articoli/34150-quando-manca-la-motivazione-della-sentenza.asp

Note:

[1] L’art. 6 CEDU così sancisce “ogni persona ha diritto ad un’equa e pubblica udienza entro un termine ragionevole, davanti ad un tribunale indipendente ed imparziale, costituito per legge, al fine della determinazione sia dei suoi diritti e delle sue obbligazioni di carattere civile, sia della fondatezza di ogni accusa penale che gli venga rivolta. La sentenza deve essere resa pubblicamente […].
[2] Corte Costituzionale sentenza n. 349/2007.
[3] Cass. Civ., SS.UU. sent. n. 8053/2014. Cfr. anche Cass. civ., Sez. III, sent. n. 20112/2009.
[4] L’art. 118 disp. att. c.p.c. così sancisce “La motivazione della sentenza di cui all’art. 132, co.2 n.4), del codice consiste nella succinta esposizione dei fatti rilevanti della causa e delle ragioni giuridiche della decisione, anche con riferimento a precedenti conformi. Debbono essere esposte concisamente e in ordine le questioni discusse e decise dal collegio ed indicanti le norme di legge e i principi di diritto applicati […].”
[5] Cass. Civ., Sez. VI TRI, ord. n. 4294/2018.
[6] V. La GIP del caso Yara: “Più attenzione alle parole usate nelle sentenze” su Corriere della sera, 14 marzo 2019 di Fiorenza Sarzanini

111 Cost. carenza contenuto giurisprudenza motivazione Ordine Avvocati Sciacca sentenza

In mediazione la partecipazione è necessaria ma delegabile

19 Aprile 2019



Cass. Sent. N. 8473 del 17 marzo 2019.

Con la sentenza 8473/2019 del 17/03/2019 la Cassazione Civile Sezione Terza ha enunciato i seguenti principi di diritto: – nel procedimento di mediazione obbligatoria ex d.lgs. n 28 del 2010 è necessaria la comparizione personale delle parti davanti al mediatore, assistite dal difensore; – la parte può anche farsi sostituire da un proprio rappresentante sostanziale, eventualmente nella persona dello stesso difensore che l’assiste nel procedimento di mediazione, purché dotato di apposita procura sostanziale; – la condizione di procedibilità può ritenersi realizzata al termine del primo incontro davanti al mediatore, qualora una o entrambe le parti, richieste dal mediatore dopo essere state adeguatamente informate sulla mediazione, comunichino la propria indisponibilità a procedere oltre.

Viene cosi cassata quella giurisprudenza di merito che riteneva indispensabile per il perfezionarsi della condizione di procedibilità la effettiva partecipazione della parte agli incontri ed il divieto per la parte di farsi sostituire dal proprio difensore.

E’ pure ribadito il concetto che per l’assolvimento della condizione di procedibilità è sufficiente la partecipazione al solo primo incontro di mediazione. Da segnalare come la Corte evidenzi che la procedura della mediazione abbia fatto emergere la necessità di nuove competenze professionali nell’avvocato.

Non più solo l’avvocato che” rappresenta” in giudizio ma anche l’avvocato che “assiste” in mediazione. Una figura professionale nuova, che richiede l’acquisizione di ulteriori competenze di tipo relazionale e umano, inclusa la capacità di comprendere gli interessi delle parti al di là delle pretese giuridiche avanzate. Il giudice di legittimità, pur sottolineando che il successo dell’attività di mediazione è riposto nel contatto diretto tra le parti e il mediatore professionale e che pertanto la partecipazione personale delle parti è fondamentale evidenzia, che la parte può farsi liberamente sostituire anche dal proprio difensore.

Non è però sufficiente a delegare la procura alle liti, unico atto autenticabile dal difensore – nel caso di specie peraltro rilasciata con atto notarile – pur se contenente il potere di transigere. La delega deve essere conferita tramite una procura sostanziale riferita allo specifico oggetto della partecipazione alla mediazione, con il conferimento del potere di disporre dei diritti sostanziali che ne sono oggetto.

La forma della “procura sostanziale” a mediare dovrà essere quello di una scrittura privata non autenticata. La necessità di far autenticare da notaio la scrittura privata di delega per consentire al sostituto di partecipare alla mediazione, ove sottoscrivere il verbale di mediazione, che pure ha la forma di scrittura privata non autenticata, appare a dir poco superflua. E’ un argomento che merita comunque un approfondimento e su cui si tornerà a breve in questo spazio.

Fonte:https://www.cfnews.it/diritto/in-mediazione-la-partecipazione-è-necessaria-ma-delegabile/?cookieLawRefresh=1

17 marzo 2019 8473 cassazione delega mediatore Mediazione notaio partecipazione personale sentenza

Art. 147 c.p.c. in relazione alle notifiche via pec (art. 16 septies, D.l. n. 179/12): il parere della Consulta

10 Aprile 2019


Corte Cost., Sent. N. 75 del 2019.

Con sentenza n. 75/2019, la Corte Costituzionale ha dichiarato l’illegittimità costituzionale dell’art. 16-septies del decreto-legge 18 ottobre 2012, n. 179 (Ulteriori misure urgenti per la crescita del paese), convertito, con modificazioni, nella legge 17 dicembre 2012, n. 221, inserito dall’art. 45-bis, comma 2, lettera b), del decreto-legge 24 giugno 2014, n. 90 (Misure urgenti per la semplificazione e la trasparenza amministrativa e per l’efficienza degli uffici giudiziari), convertito, con modificazioni, nella legge 11 agosto 2014, n. 114, nella parte in cui prevede che la notifica eseguita con modalità telematiche la cui ricevuta di accettazione è generata dopo le ore 21 ed entro le ore 24 si perfeziona per il notificante alle ore 7 del giorno successivo, anziché al momento di generazione della predetta ricevuta.

Fonte:https://avvocatotelematico.wordpress.com/2019/04/09/news-corte-costituzionale-sullart-147-cpc-nelle-notifiche-via-pec-art-16-septies-dl-179-2012/

art. 147 cpc Corte Costituzionale notifica telematica pec sentenza n. 75/19

Detrazione cani guida non vedenti 2019: aumentano le agevolazioni. Le novità

3 Aprile 2019



Detrazioni cani guida non vedenti 2019 più alte. Aumentano infatti gli importi detraibili per le spese sostenute per il mantenimento dei cani guida. La novità è contenuta nella Legge di bilancio 2019, entrata in vigore lo scorso 1° gennaio, al comma 27 dell’articolo unico.

In base all’articolo 15 del Tuir, le persone non vedenti, oltre alla detrazione del 19% per l’acquisto dei cani guida, possono beneficiare di una detrazione forfetaria in relazione alla spesa sostenuta per il loro mantenimento. La Manovra 2019, modificando questa norma, ha innalzato l’importo della detrazione forfetaria, portandola, a partire dal 1° gennaio 2019 a 1.000 euro.

Nota bene: per usufruire della detrazione il cane guida dovrà essere intestato direttamente al non vedente

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Permessi 104/1992 e concetto di “assistenza”.

5 Febbraio 2019


Cass., Sent. n. 30676 del 27 novembre 2018.
Con la sentenza n. 30676 del 27 novembre 2018, la Corte di Cassazione ritorna ad affrontare il tema delle attività svolgibili dal lavoratore durante la fruizione dei permessi ex lege n. 104/1992 e conferma che il concetto di assistenza deve essere inteso in senso ampio e non limitato alla sola accudienza.

Nel caso di specie è stato ritenuto illegittimo il licenziamento della lavoratrice che, nelle
fasce orarie in cui fruiva di tale permesso per assistere la madre disabile, era stata vista compiere varie commissioni al di fuori dall’abitazione di quest’ultima.

assistenza disabile legge 104/92 Permessi

Parametri forensi: mai onorari inferiori a quelli spettanti ex d.m. n. 55/2014

7 Gennaio 2019


Corte di Cassazione, Sezione II civile, Ordinanza n. 32575/2018.

Per la Cassazione, stante la prevalenza del d.m. n. 55/2014, il giudice dovrà attenersi ai criteri da questo stabiliti nel regolare le spese di causa e non potrà liquidare onorari al di sotto dei parametri forensi.

Il giudice non può liquidare gli onorari dell’avvocato al di sotto dei parametri forensi fissati dal decreto ministeriale n. 55 del 2014, il quale prevale sui criteri stabiliti dal decreto 140 del 2012 non solo per motivi cronologici, ma anche per il principio di specialità. Lo ha precisato la Corte di Cassazione, seconda sezione civile, con l’ordinanza 32575/2018 pronunciata a seguito del ricorso ex art. 3 Legge n. 89/2001 La ricorrente aveva chiesto la condanna del Ministero della Giustizia al pagamento dell’indennizzo derivante dalla irragionevole durata di un giudizio in materia di equa riparazione svoltosi innanzi alla Corte d’Appello di Roma durato oltre sette anni. La signora lamenta che il giudice a quo abbia liquidato un importo inferiore ai minimi tariffari di cui al D.M. 55/2014, ratione temporis applicabile; inoltre, liquidando un compenso così modesto, ritiene che il giudice avrebbe leso il decoro professionale dell’avvocato. Liquidazione giudiziale: prevale il D.M. n. 55/2014 Gli Ermellini ritengono fondato il ricorso: la Corte rammenta che il D.M. n. 140, risulta essere stato emanato (D.L. n. 1/2012, conv. nella L. n. 27/2012) allo scopo di favorire la liberalizzazione della concorrenza e del mercato, adempiendo alle indicazioni della UE, a tal fine rimuovendo i limiti massimi e minimi, così da lasciare le parti contraenti (nella specie, l’avvocato e il suo assistito) libere di pattuire il compenso per l’incarico professionale. Per contro, spiega il Collegio, il giudice resta tenuto a effettuare la liquidazione giudiziale nel rispetto dei parametri previsti dal D.M. n. 55, il quale non prevale sul D.M. n. 140 per ragioni di mera successione temporale, bensì nel rispetto del principio di specialità. Non è dunque il D.M. n. 140 a prevalere, secondo la Cassazione, essendo evidentemente generalista e rivolto a regolare la materia dei compensi tra professionista e cliente, ma il D.M. n. 55, il quale detta i criteri ai quali il giudice si deve attenere nel regolare le spese di causa. In sostanza, il decreto del Ministero della Giustizia n. 55/2014, nella parte in cui stabilisce un limite minimo ai compensi tabellarmente previsti (art. 4), può considerarsi derogativo del Decreto n. 140, emesso dallo stesso Ministero nel 2012, il quale stabilisce in via generale i compensi di tutte le professioni vigilate dal Ministero della Giustizia. Considerato che la liquidazione effettuata dalla Corte locale in complessivi nel caso di specie (Euro 203,00) si pone al di sotto dei limiti imposti dal D.M. n. 55, tenuto conto del valore della causa e, pur applicata la riduzione massima, in ragione della speciale semplicità dell’affare. Decidendo nel merito, dunque, la Cassazione decide di liquidare il compenso in complessivi euro 1198,50, oltre IVA e contributo L. n. 576/1980.

Fonte: https://www.studiocataldi.it/articoli/33013-avvocati-stop-a-onorari-sotto-i-parametri-forensi.asp

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INPS: noti gli importi delle prestazioni a carattere assistenziale a favore dei ciechi civili, degli invalidi civili e dei sordi per l’anno 2019.

2 Gennaio 2019


Con Circolare INPS N. 122 del 27 dicembre 2018- Rinnovo pensioni 2019 sono stati resi noti gli importi delle prestazioni a carattere assistenziale a favore dei ciechi civili, degli invalidi civili e dei sordi per l’anno 2019. Fonte normativa di riferimento: Decreto Ministro dell’Economia e delle finanze, di concerto con il Ministro del Lavoro e delle politiche sociali, del 16 novembre 2018 (GU n. 275 del 26/11/2018).

Nota bene: Il rinnovo delle pensioni, contenuto nella Circolare INPS n. 122/2018, è stato effettuato sulla base della normativa vigente in materia di rivalutazione automatica dei trattamenti pensionistici ed assistenziali. Le possibili variazioni economiche per l’INVCIV susseguenti all’entrata in vigore della legge di bilancio del 2019 e all’emanazione del relativo decreto attuativo sulla pensione di cittadinanza 2019 saranno oggetto di una nuova Circolare INPS, di cui darò tempestiva notizia.

Pensione ed indennità per ciechi civili (fasce dalla 6 alla 19)- Allegato 2, Tabella M.1 (M.1.1, fino a M.1.8- pp. 28 e 29)

Le pensioni e il limite di reddito personale lordo annuale sono aumentati previsionalmente, rispetto allo scorso anno, dello 0,9 per cento.

Limite di reddito personale lordo annuo per il diritto alla pensione: Euro 16.814,34

Pensione per i ciechi assoluti maggiorenni ricoverati, e i ciechi parziali ventesimisti minorenni e maggiorenni, ricoverati e non: Euro 285,66

Pensione per i ciechi assoluti maggiorenni non ricoverati: Euro 308,93

Limite di reddito personale annuo per gli ipovedenti gravi (decimisti) con solo assegno a vita a esaurimento: Euro 8.083,89

Assegno a vita a esaurimento: Euro 212,01

Le indennità speciale e di accompagnamento sono aumentate previsionalmente, rispetto allo scorso anno, dello 0,65 per cento.

Indennità di accompagnamento per ciechi assoluti minorenni e maggiorenni, ricoverati e non: Euro 921,13

Indennità speciale per ciechi parziali minorenni e maggiorenni, ricoverati e non: Euro 210,61

(*) Nota bene le indennità speciale e di accompagnamento sono indipendenti dai redditi.

Pensione ed indennità per i sordi (fasce dalla 20 alla 26) Allegato 2, Tabella M.2 (M.2.1, fino a M.2.3- pag. 30)

Le pensioni e il limite di reddito personale lordo annuale sono aumentati, rispetto allo scorso anno, dello 0,9 per cento.

Limite di reddito personale lordo annuo per il diritto alla pensione sordi: Euro 16.814,34

Pensione per i sordi maggiorenni, ricoverati e non (fino ai 67 anni, da compiere): Euro 285,66

Al compimento dei 67 anni*, la Pensione di sordità si trasforma in Assegno sociale sostitutivo (nel rispetto dei medesimi limiti reddituali).

*Innalzamento a 67 anni, per effetto dell’aumento della speranza di vita (+5 mesi), dal 1° gennaio 2019.

L’indennità di comunicazione è aumentata previsionalmente, rispetto allo scorso anno, dello 0,65 per cento.

Indennità di comunicazione per sordi minorenni e maggiorenni, ricoverati e non: Euro 256,89

(*) Nota bene l’indennità di accompagnamento è indipendente dai redditi.

Pensione ed indennità per invalidi civili (fasce 30, 31, 32, 33, 34, 35, 36, 38, 39, 40, 41 42, 43, 44, 45 e 46 e fasce 47, 49 e 50 per indennità di frequenza) Allegato 2, Tabella M.3 (M.3.1, fino a M.3.6- pp. 31 e 32)

Le pensioni e il limite di reddito personale lordo annuale sono aumentati, rispetto allo scorso anno, dello 0,9 per cento.

Limite di reddito personale lordo annuo per il diritto alla pensione di invalidità civile totale al 100 per cento: Euro 16.814,34

Pensione per gli invalidi civili totali maggiorenni (fino ai 67 anni, da compiere), ricoverati e non: Euro 285,66

Limite di reddito personale lordo annuo per il diritto all’assegno di assistenza per l’invalidità civile parziale (pari o superiore al 74 per cento, fino al 99 per cento): Euro 4.906,72.

Assegno mensile di assistenza per invalidi civili parziali maggiorenni (fino ai 67 anni, da compiere), ricoverati e non: Euro 285,66

Al compimento dei 67 anni*, la Pensione di invalidità e l’Assegno mensile di assistenza si trasformano in Assegno sociale sostitutivo.

Limite di reddito personale lordo annuo per la trasformazione della Pensione di invalidità civile totale al 100 per cento: Euro 16.814,34

Limite di reddito personale lordo annuo per la trasformazione dell’Assegno mensile di assistenza per invalidi civili parziali: Euro 4.906,72

Assegno sociale sostitutivo: Euro 372,98

*Innalzamento a 67 anni, per effetto dell’aumento della speranza di vita (+5 mesi), dal 1° gennaio 2019.

Le indennità di accompagnamento e di frequenza sono aumentate previsionalmente, rispetto allo scorso anno, dello 0,65 per cento.

Indennità di accompagnamento per invalidi civili totali minorenni e maggiorenni, non ricoverati gratuitamente: Euro 517,84

Nota bene: In caso di ricovero oltre il 29esimo giorno, gratuito a carico del SSN, l’invalido civile totale titolare di indennità di accompagnamento dovrà darne comunicazione all’INPS, perché venga sospesa l’erogazione dell’accompagno.

Indennità di accompagnamento per invalidi civili parziali, per effetto della concausa della cecità parziale (Corte Costituzionale n. 346/1989): Euro 517,84

(*) Nota bene l’indennità di accompagnamento è indipendente dai redditi.

Limite di reddito personale lordo annuo per il diritto alla indennità di frequenza invalidi civili parziali minorenni fino al compimento di 18 anni (invalidità pari o superiore al 74 per cento, fino al 99 per cento): Euro 4.906,72.

Indennità di frequenza: Euro 285,66

Nota bene: In caso di ricovero del minore titolare dell’indennità di frequenza oltre il 29esimo giorno, il genitore dovrà darne comunicazione all’INPS, perché venga sospesa l’erogazione dell’indennità (legata alla presenza a scuola).

Nota Bene: L’indennità di frequenza è prevista anche per i minori, da 0 a 3 anni, che frequentino l’asilo nido (Corte Costituzionale n. 467/2002. Messaggio INPS n. 9043 del 25/05/2012). La presenza dei minori presso le comunità di tipo familiare non è incompatibile con l’erogazione dell’indennità di frequenza. Infatti, le comunità famiglia (in base alla normativa in materia ex legge 328 del 2000 e decreto 308 del 2001) risultano caratterizzate da funzioni di accoglienza a bassa intensità assistenziale. Hanno, altresì, diritto all’indennità di frequenza anche i minori stranieri titolari di carta di soggiorno o di permesso di soggiorno di durata non inferiore ad un anno (Corte Costituzionale n. 22/2015. Messaggio INPS.HERMES.20-10-2015.0006456).

Richiamiamo l’attenzione sulle seguenti ulteriori informazioni utili:

Per i titolari di prestazioni INVCIV con revisione sanitaria scaduta.

Fonte normativa di riferimento: art. 25, comma 6-bis, decreto legge n. 90 del 24 giugno 2014, convertito dalla legge n. 114 dell’11 agosto 2014 (cosiddetto “decreto semplificazioni”)

I titolari di prestazioni INVCIV in attesa di revisione conservano tutti i diritti acquisiti in materia di benefìci, prestazioni e agevolazioni di qualsiasi natura.

Pertanto, per le prestazioni a favore di invalidi civili, ciechi civili e sordi, per le quali nell’anno 2019, risulti memorizzata nel database una data di revisione sanitaria, il pagamento è comunque impostato anche per le mensilità successive alla data di scadenza della revisione, senza la Commissione sanitaria abbia ancora provveduto alla convocazione a visita.

Calendario del pagamento delle provvidenze economiche.

Fonte normativa di riferimento: art. 1, comma 184, legge n. 205 del 27 dicembre 2017 (legge di bilancio del 2018)

I pagamenti dei trattamenti pensionistici, gli assegni, le pensioni e le indennità di accompagnamento INVCIV, le rendite vitalizie dell’INAIL vengono effettuati il primo giorno bancabile di ciascun mese o il giorno successivo se si tratta di giornata festiva o non bancabile, con un unico mandato di pagamento, fatta eccezione per il mese di gennaio nel quale l’erogazione viene eseguita il secondo giorno bancabile (Nota Bene: Il conto corrente per le pensioni previdenziali- Vecchiaia e Trattamento anticipato di anzianità- e quello per le prestazioni assistenziali INVCIV deve coincidere, in quanto è sempre l’INPS che provvede al pagamento per entrambe le tipologie di emolumenti).

Neomaggiorenni titolari di indennità di accompagnamento e di comunicazione. Minorenni titolari di indennità di frequenza, che diventano maggiorenni

Fonte normativa di riferimento: art. 25, commi 5 e 6, del decreto legge n. 90 del 24 giugno 2014, convertito dalla legge n. 114 dell’11 agosto 2014.

Fonte amministrativa INPS: Messaggi INPS n. 6512 del 8/8/2014 e n. 7382 del 1/10/2014; Circolare INPS n. 10 del 23/01/2015

I neomaggiorenni titolari di indennità di accompagnamento e di comunicazione non sono sottoposti a nuova visita al compimento del 18esimo anno di età; le relative pensioni INVCIV verranno concesse in automatico, previa presentazione della dichiarazione reddituale AP70 da parte del soggetto cieco totale o invalido civile al 100 per cento, al compimento della sua maggiore età, per la verifica dei limiti reddituali.

Ai minori già titolari di indennità di frequenza, che abbiano provveduto a presentare il modello AP70 entro i sei mesi antecedenti il compimento della maggiore età, è riconosciuto in via provvisoria, al compimento del 18esimo anno di età, l’assegno mensile di assistenza per invalidi civili parziali maggiorenni. Nota bene: Rimane ferma la circostanza per cui, al raggiungimento della maggiore età, l’interessato invalido civile parziale sarà tenuto ad inviare, tempestivamente, all’INPS la domanda di accertamento delle proprie condizioni invalidanti presso la Commissione collegiale per l’invalidità civile. Nel malaugurato caso in cui, in sede di accertamento medico-legale, venisse riconosciuta all’interessato neomaggiorenne una percentuale di invalidità inferiore al 74 per cento (limite minimo percentuale per l’assegno di assistenza), l’INPS procederà alla ripetizione di tutte le somme corrisposte provvisoriamente dopo il compimento della maggiore età.

Maggiorazioni sociali per l’invalidità (Circolare INPS N. 122 del 27/12/2018, Allegato 2) Misure di incremento della Pensione INVCIV per Ciechi civili, per Invalidi civili e Sordi che versino in situazioni reddituali personali e/o familiari particolarmente disagiate, quindi con un reddito annuo bassissimo.

Ci sono molte situazioni di indigenza personale e/o familiare, facili da ritrovare anche tra i soggetti ciechi ed invalidi civili (quindi titolari di pensione INVCIV), che darebbero diritto all’incremento della loro pensione INVCIV (Nota bene, i cd “Diritti inespressi” sulla pensione INVCIV: la somma aggiuntiva, sostanzialmente, non viene automaticamente erogata dall’INPS a meno che il soggetto cieco o invalido civile non abbia avanzato apposita domanda documentata- esposizione della propria posizione reddituale tramite l’ultimo modello 730 o UNICO, ovvero una autodichiarazione a reddito Zero se in assenza di altri redditi oltre a quelli già noti all’INPS-, alla quale può conseguire il ricalcolo della pensione con le somme dovute).

Non sono infrequenti, infatti, casi di nuclei familiari, dove, ad esempio il marito (o parimenti la moglie) sia invalido e titolare solo di provvidenze INVCIV e la moglie casalinga o disoccupata o, al massimo, che percepisca la sola pensione sociale.

In tali casi, il reddito familiare sarà certamente molto basso e, pertanto, l’interessato titolare di pensione INVCIV potrà ottenere dall’INPS, a domanda tramite la presentazione di una Ricostituzione pensione per motivi reddituali (allegando la dichiarazione reddituale e, ad ogni buon conto, anche il verbale di riconoscimento di cecità o di invalidità civile), un incremento economico della medesima prestazione INVCIV, secondo le misure riportate all’Allegato n. 2 della circolare INPS N. 122/2018.

Il testo della circolare, completo di Tabella Rinnovo pensioni 2019, è consultabile alla pagina del portale INPS https://www.inps.it/nuovoportaleinps/default.aspx?itemdir=52323

Foto: https://www.disabili.com/legge-e-fisco/articoli-legge-e-fisco/pensioni-di-invalidita-l-inps-comunica-nuove-regole

16.814 34 circolare importi inps INPS N. 122/2018 invciv limiti reddituali ricostituzione tabella rinnovo pensioni

Conoscere le percentuali di invalidità civile.

20 Dicembre 2018


Premessa

Quella che noi chiamiamo comunemente invalidità civile è una condizione prevista dal nostro ordinamento giuridico, correlata alla riduzione della capacità lavorativa di un individuo.

Per compensare chi ha una ridotta capacità lavorativa, sono previste delle agevolazioni: in particolare, i benefici sono riconosciuti, in maniera differente, a partire dal 33,33 per cento d’invalidità.

L’invalidità non deve essere confusa con l’handicap: il riconoscimento dell’handicap, secondo la legge 104, è infatti una condizione giuridica differente ed aggiuntiva rispetto allo stato d’invalido civile, e dà diritto a benefici fiscali e agevolazioni lavorative diverse (come, ad esempio, i permessi retribuiti).

(traggo spunto dal Convegno INPS “L’accertamento Medico-Legale unico in invalidità civile nella regione Lazio. Il ruolo dell’INPS tra diritti, equità e scienza”, tenutosi i giorni 27 e 28 novembre a Fiuggi)

Agevolazioni per l’invalidità

Invalidità superiore al 33 per cento

Bisogna innanzitutto precisare che lo status d’invalido civile è riconosciuto solo a partire da una percentuale di riduzione della capacità lavorativa superiore ai 1/3, cioè superiore al 33 per cento (Meno del 33 per cento: NON INVALIDO. Nel verbale si riporta questa dicitura: “assenza di patologia o con una riduzione delle capacità inferiore ad 1/3”).

Per la persona con invalidità superiore a questa soglia è previsto il diritto a protesi ed ausili relativi alla patologia riconosciuta nel verbale di accertamento della commissione medica.

La commissione medica, inoltre, può, indipendentemente dalla percentuale d’invalidità, indicare sul verbale il diritto al contrassegno per usufruire dei parcheggi per disabili. Nota bene: Il DPR n. 495/1992, art. 381 e successivo DPR n. 503/1996, art. 12, comma 3 prevedono che “… anche alla categoria dei non vedenti” è rilasciato dai comuni, a seguito di apposita comprovata istanza, lo speciale “contrassegno invalidi”. I non vedenti, non sono tenuti, in sede di rilascio del contrassegno, a produrre specifica certificazione medico-legale che attesti una connessione funzionale tra minorazione visiva e difficoltà nell’atto della deambulazione.

Per i minori di 18 anni, che hanno “difficoltà persistenti a svolgere i compiti e le funzioni proprie dell’età” e che sono iscritti in scuole pubbliche e private di ogni ordine e grado a partire dagli asili nido, è riconosciuta dalla commissione medica il diritto all’indennità di frequenza, che è una prestazione economica a sostegno dell’inserimento scolastico. Ricordo che:

L’indennità di frequenza è incompatibile con:

· qualsiasi forma di ricovero;

· l’indennità di accompagnamento di cui i minori siano eventualmente in godimento o alla quale abbiano titolo in qualità di invalidi civili non deambulanti o non autosufficienti;

· l’indennità di accompagnamento in qualità di ciechi civili assoluti;

· la speciale indennità prevista per i ciechi parziali;

· l’indennità di comunicazione prevista per i sordi prelinguali.

È ammessa in ogni caso la facoltà di opzione per il trattamento più favorevole (ovviamente, per i minori ciechi parziali il trattamento più favorevole è quello INVCIV per cecità- pensione per 13 mensilità ed indennità speciale per 12 mensilità).

Invalidità superiore al 45 per cento

Chi possiede una percentuale d’invalidità dal 46 per cento ha la possibilità di usufruire del collocamento mirato (legge 68/1999). Per questi soggetti, nonché per i non vedenti ed i sordomuti, è infatti previsto l’accesso ai servizi di sostegno e di collocamento dedicati: per usufruirne, gli interessati devono recarsi presso il centro per l’impiego, presentando, oltre al verbale di invalidità, la relazione conclusiva rilasciata dalla preposta commissione dell’Asl/INPS.

I lavoratori con invalidità civile superiore al 45 per cento possono essere conteggiati dall’azienda nelle quote di riserva relative alla legge sul collocamento obbligatorio, purché assunti almeno con un contratto part-time del 50 per cento più un’ora (ad esempio, considerando un orario ordinario di 40 ore settimanali, saranno sufficienti 21 ore la settimana).

Invalidità dal 50 per cento

I lavoratori invalidi oltre il 50 per cento possono fruire di un congedo per cure relative all’infermità riconosciuta, per un periodo non superiore a 30 giorni l’anno, se previsto dal CCNL. Questo congedo è indennizzato come l’assenza per malattia. I costi sono, però, a carico dell’azienda, diversamente da quanto accade per le assenze per malattia e per i permessi legge 104, pertanto la possibilità di ottenere il permesso per invalidità va verificato all’interno del contratto collettivo di riferimento.

Riferimento normativo: Art. 7 del D.lgs 119 del 18 luglio 2011: “… ai lavoratori mutilati e invalidi civili cui sia stata riconosciuta una riduzione della capacità lavorativa superiore al cinquanta per cento possono fruire ogni anno, anche in maniera frazionata, di un congedo per cure per un periodo non superiore a trenta giorni”.

· Nota bene

– il congedo, che non può superare i 30 giorni l’anno, può essere fruito anche in maniera frazionata;

– il congedo è accordato dal datore di lavoro a seguito di domanda del dipendente interessato accompagnata dalla richiesta del medico convenzionato con il Servizio sanitario nazionale o appartenente ad una struttura sanitaria pubblica dalla quale risulti la necessità della cura in relazione all’infermità invalidante riconosciuta (art. 7 – comma 2 del D.lgs 119/2011);

– la domanda deve essere rivolta al datore di lavoro che retribuisce il congedo secondo il regime economico delle assenze per malattia;

– l’effettuazione delle cure deve essere documentata.

In ogni caso, consiglio di verificare quanto specificatamente previsto dal Contrato collettivo nazionale di lavoro di categoria.

Invalidità dal 60 per cento

A partire dal 60 per cento d’invalidità, il dipendente ha la possibilità di essere computato nella quota di riserva dell’impresa nella quale è già assunto, a prescindere dall’orario del contratto.

Invalidità dal 67 per cento

Per chi possiede un’invalidità superiore ai 2/3, è prevista l’esenzione totale dal ticket sulle prestazioni specialistiche e di diagnosi strumentale. Si può godere inoltre di un’agevolazione per il pagamento dei medicinali prescritti con ricetta medica.

Per quanto riguarda l’esenzione ticket per visite o per farmaci consiglio di rivolgersi alla Asl competente in quanto ogni Regione può avere casi particolari di esenzione.

Se dipendenti privati, i lavoratori con invalidità superiore ai 2/3 (con riduzione della propria capacità lavorativa, in corso di servizio) hanno diritto, con almeno 5 anni di contributi, di cui 3 versati nell’ultimo quinquennio, all’assegno ordinario d’invalidità (c.d. assegno IO).

Nota bene:

1. l’assegno ordinario d’invalidità è prestazione profondamente diversa, per natura, dalla pensione d’invalidità civile (assegno d’assistenza), essendo la prima (l’assegno ordinario) di natura previdenziale basato sui contributi versati dal lavoratore invalido, invece la seconda (la pensione d’invalidità civile) di natura assistenziale e pertanto non collegata alla base contributiva invalida civile (come, ad es. la pensione INVCIV per cecità civile)- per l’assegno ordinario di invalidità si parla di lavoratore, per la pensione d’invalidità civile si parla, semplicemente, di persona;

2. l’assegno ordinario d’invalidità non può essere richiesto dai dipendenti pubblici;

3. chi è titolare di assegno ordinario d’invalidità definitivo (dopo tre richiami a visita collegiale per verificarne il diritto alla percezione, diventa definitivo), non potrà scegliere di uscire dal servizio con il trattamento anticipato/anzianità, essendo vincolato ad attendere il raggiungimento dei requisiti anagrafici e contributivi previsti per la vecchiaia. L’assegno ordinario d’invalidità si trasformerà in vecchiaia.

Invalidità dal 74 per cento

Gli invalidi civili dal 74 per cento hanno diritto alla pensione d’invalidità civile (INVCIV), concessa dai 18 ai 65 anni, il cui importo è di 282,55 euro mensili per il 2018, con un limite di reddito di 4.853,59 euro.

Come detto prima, la pensione d’invalidità civile non richiede, come l’assegno d’invalidità ordinaria (categoria IO), il pagamento di un minimo di contributi all’Inps. È sufficiente essere in possesso del verbale di riconoscimento dell’invalidità, oltre tale percentuale.

Pluriminorati: Una persona con più minorazioni diverse (quindi non riconducibili ad una stessa condizione patologica), ha possibilità di ottenere dall’INPS il pagamento delle provvidenze INVCIV (indennità+ pensioni) per ogni singola, differente, minorazione riconosciuta dalla commissione medica, in più verbali per l’accertamento dell’invalidità civile, delle condizioni visive e della sordità (Legge n. 241/1990 e INPS n. 275/2006).

Riferimento giurisprudenziale: Sentenza Corte Costituzionale N. 346 del 1989.

Riferimento normativo: legge 407 del 29/12/1990, art. 3 comma 1 (comma modificato dall’art. 12 della legge 412 del 1991), che recita: “Le prestazioni pensionistiche [a favore dei minorati civili] erogate dal Ministero dell’interno con esclusione di quelle erogate ai ciechi civili, ai sordomuti e agli invalidi totali non sono compatibili con prestazioni a carattere diretto, concesse a seguito di invalidità contratte per causa di guerra, di lavoro o di servizio, nonché con le pensioni dirette di invalidità a qualsiasi titolo erogate dall’assicurazione generale obbligatoria per invalidità, la vecchiaia e i superstiti dei lavoratori dipendenti, dalle gestioni pensionistiche per i lavoratori autonomi e da ogni altra gestione pensionistica per i lavoratori dipendente avente carattere obbligatorio. È comunque data facoltà all’interessato di optare per il trattamento economico più favorevole”. Laddove, con il termine “prestazioni pensionistiche”, si intendano, nel complessivo, sia la Pensione INVCIV, sia l’Indennità di accompagnamento.

Va tenuto conto, però, del rispetto, da parte della persona pluriminorata, del limite reddituale lordo ai fini della titolarità del diritto alla Pensione INVCIV (sia come pensione di invalidità, sia, in aggiunta, ad es. come pensione di cecità civile).

In ambito previdenziale, dal 1° maggio 2017 la legge di bilancio per il 2017 ha riconosciuto ai lavoratori con una invalidità pari o superiore al 74% la possibilità di richiedere l’APE Social.

Invalidità superiore al 74 per cento

Per chi ha un’invalidità dal 75 per cento sono previsti dei benefici pensionistici: nel dettaglio, per ogni anno lavorato sono accreditati 2 mesi di contributi in più, sino ad un massimo di 5 anni.

Come è noto, a chi è riconosciuto non vedente (ipovedenti gravi, ciechi parziali e ciechi totali), per ogni anno lavorato sono accreditati, invece, 4 mesi di contributi in più, senza alcun limite massimo di anni (ricordo, infatti, che il limite dei 10 anni vigeva solo per la liquidazione della pensione con il solo sistema retributivo. Ora il sistema delle pensioni è quello contributivo, per cui non sussiste un massimo di anni accreditabili come lavoratore non vedente).

Diritto e misura del beneficio concesso ai non vedenti: A differenza dei 2 mesi di contributi in più per gli invalidi civili, utili al solo conseguimento del diritto a pensione e all’anzianità assicurativa, i 4 mesi di contributi in più per i lavoratori non vedenti valgono anche ai fini economici, sia nel sistema retributivo di pensione, sia in quello contributivo a valere sul miglior Coefficiente di età applicabile. Riferimento normativo: art. 1, comma 209, della legge 11 dicembre 2016, n. 232; art. 9, comma 2, della legge 29 marzo 1985, n. 113; DM 22 giugno 2015 (GU Serie Generale n. 154 del 6-7-2015) che, in Tabella, riporta i Coefficienti di età. Riferimento amministrativo: per la quota retributiva, circolare INPS n. 173 del 26 giugno 1991; per la quota contributiva di pensione, circolare INPS n. 73 del 14 aprile 2017.

Invalidità dall’80 per cento

Per i dipendenti privati che hanno un’invalidità dell’80 per cento e oltre, è previsto, grazie alla Deroga Amato, l’accesso anticipato alla pensione di vecchiaia, con 55 anni e 7 mesi d’età, per le donne, e 60 anni e 7 mesi, per gli uomini ai sensi dell’art. 1, co, 8, del D.lgs. n. 503/1992 (dal 2019 i requisiti saranno pari, rispettivamente, a 56 anni e 61 anni ), a cui vanno aggiunti obbligatoriamente, per l’uscita effettiva dal servizio, 12 mesi di finestra mobile.

Preventiva visita medico-legale ai fini dell’accoglimento della domanda di pensione: tale tipologia di pensione prevede che il dipendente privato invalido oltre l’80 per cento venga sottoposto a visita medica dall’INPS.

Nota bene: i dipendenti privati non vedenti hanno diritto ad altro accesso anticipato alla pensione di vecchiaia (art. 1 comma 6, D.lgs 503/1992), con 50 anni e 7 mesi d’età, per le donne, e 55 anni e 7 mesi, per gli uomini, se possono far valere almeno 10 anni di contribuzione come non vedente(dal 2019 i requisiti saranno pari, complessivamente, a 51 anni e 56 anni), altrimenti con 55 anni e 7 mesi d’età, per le donne, e 60 anni e 7 mesi, per gli uomini, con una contribuzione come non vedente inferiore ai 10 anni (dal 2019 i requisiti saranno pari, complessivamente, a 56 anni e 61 anni ). Per l’uscita effettiva, anche in questo caso, occorrerà attendere i 12 mesi di finestra mobile.

Non è prevista alcuna visita medico-legale preventiva all’accoglimento della domanda di pensione agevolata. È sufficiente allegare alla domanda amministrativa di pensione il verbale di riconoscimento di non vedente (ipovedente grave, cieco parziale, ovvero cieco cecità totale).

Per i non vedenti è fondamentale, in fase di presentazione della domanda di pensione di vecchiaia, indicare specificatamente l’Opzione vecchiaia art. 1 comma 6, D.lgs 503/1992, perché vengano fatte valere, contestualmente, anche le Maggiorazioni convenzionali di maggior favore, riservate a tale categoria di lavoratori.

I dipendenti pubblici non vedenti non hanno diritto ai ridotti requisiti anagrafici di accesso agevolato alla pensione. Hanno, invece, parimenti diritto alle Maggiorazioni convenzionali dei 4 mesi per ogni anno lavorato.

Nota bene: nella fascia d’invalidità dall’80 al 100 per cento, troviamo i ciechi civili parziali ai sensi del Decreto ministeriale- Ministero della Sanità- 5 febbraio 1992 “Approvazione della nuova tabella indicativa delle percentuali d’invalidità per le minorazioni e malattie invalidanti.” (Pubblicato nella Gazz. Uff. 26 febbraio 1992, n. 47, S.O.) (il testo è stato rettificato, successivamente, dal Decreto ministeriale 14 giugno 1994)

100 per cento d’invalidità

Chi è invalido al 100 per cento può fruire dei seguenti benefici:

– esenzione dal ticket per le prestazioni mediche specialistiche, diagnostiche e sui medicinali;

– pensione per invalidi civili totali, concessa per chi ha un reddito sino a 16.664,36 euro (per l’anno 2018), ed è compatibile, sino al limite di reddito, con l’assegno ordinario d’invalidità;

– pensione per inabilità permanente ed assoluta a qualsiasi attività lavorativa, se si possiedono almeno 5 anni di contributi, di cui 3 accreditati nell’ultimo quinquennio.

Attenzione: Chi, lavoratore non vedente, accede alla pensione di inabilità lavorativa (ad es. NON IDONEO permanentemente in modo assoluto al servizio come dipendente di Amministrazione pubblica ex art. 55 octies D.lgs 165/2001- situazione che si ripete spesso nella scuola, per non attendere in servizio un ulteriore anno scolastico in servizio) non potrà far valere, poi, le Maggiorazioni convenzionali dei 4 mesi per ogni anno lavorato.

Pertanto, soprattutto se dipendenti pubblici, prima di consigliare all’associato lavoratore non vedente il percorso dell’inabilità lavorativa per uscire anticipatamente dal servizio, occorre preventivamente verificare quanto, da un punto di vista economico, l’interessato andrebbe a perdere, per la mancata applicazione dei 4 mesi per ogni anno lavorato come non vedente in sede di domanda per inabilità lavorativa.

– assegno d’accompagnamento. Si ha diritto all’indennità di accompagnamento, pari a 516,35 euro mensili (l’importo è adeguato annualmente). L’assegno è riconosciuto, indipendentemente dal reddito, a chi è impossibilitato a compiere gli atti quotidiani della vita o a chi non può deambulare senza l’aiuto di un’altra persona.

Nota bene: al 100 per cento d’invalidità, troviamo i ciechi civili assoluti ai sensi del cit. Decreto ministeriale- Ministero della Sanità- 5 febbraio 1992 “Approvazione della nuova tabella indicativa delle percentuali d’invalidità per le minorazioni e malattie invalidanti.”

Nota bene: i ciechi civili (ciechi parziali e ciechi totali) percepiscono proprie provvidenze INVCIV (pensione e indennità speciale/d’accompagnamento).

Agevolazioni per la legge 104

Le agevolazioni previste dalla legge 104, invece, non sono collegate allo stato d’invalidità, ma al riconoscimento di un handicap in situazione di gravità (art. 3, comma 4).

Ecco i principali benefici previsti dalla legge 104:

1. permessi retribuiti pari a 3 giorni al mese (riconosciuti al disabile e al lavoratore che lo assiste);

Nota bene: ai fini di calcolo di pensione previdenziale, i 3 giorni legge 104/92 al mese non concorrono al computo annuale della Maggiorazione dei 4 mesi di beneficio previdenziale per non vedenti (per la titolarità alla Maggiorazione si parla, infatti, di “effettivo servizio svolto”). Pertanto, nel calcolo dell’anno, i 4 mesi figurativi vengono ridotti proporzionalmente, sulla base del totale di giorni 104/92 presi dal lavoratore non vedente. Questo aspetto è di fondamentale importanza per verificare, con attenzione, il raggiungimento del diritto a pensione del lavoratore non vedente.

2. congedo straordinario di due anni (riconosciuti solo al lavoratore che assiste un familiare disabile);

Nota bene: l’assenza di chi prende i due anni per se stesso, per serie, comprovate, ragioni, è un’aspettativa dal lavoro, non retribuita (verrà mantenuto solo il posto di lavoro);

3. rifiuto al trasferimento;

4. diritto alla scelta della sede, “ove possibile”;

5. rifiuto di svolgere lavoro notturno;

6. agevolazione per l’acquisto di veicoli;

7. deduzione delle spese mediche e di assistenza specifica;

8. detrazione delle spese sanitarie per disabili;

9. detrazione dei costi per l’abbattimento di barriere architettoniche;

10. detrazione dei costi di assistenza;

11. agevolazione per l’acquisto di pc e sussidi informatici;

12. agevolazione nell’imposta su successioni e donazioni.

Nota bene: Per ottenere le agevolazioni fiscali per l’acquisto di pc e sussidi informatici e per l’acquisto di veicoli, le persone non vedenti possono presentare, in vece del verbale legge 104/1992, art. 3 comma 3, il verbale di cecità se ciechi assoluti o parziali, mentre se ipovedenti gravi il verbale d’invalidità recante, però, la dicitura “è ipovedente grave art. 4 della Legge 138/2001 e art. 50 della legge 342/2000 e art. 6 Legge 488/1999” (c.d. “verbale parlante”)

Riferimento normativo: art. 12, comma 3, DPR 503 del 24 luglio 1996 “Contrassegno speciale” ; Legge n. 104/1992, art. 3 comma 3;

Riferimento amministrativo: Agenzia delle Entrate, parere 24 luglio 2013: “L’Agenzia delle Entrate ritiene corretta la soluzione proposta dall’Unione, in base alla quale i soggetti non vedenti hanno diritto a godere di un trattamento fiscale di favore per l’acquisto di beni agevolati (ad es. sussidi tecnici ed informatici, ausili assistivi, auto, etc), presentando ai rivenditori la certificazione medica della Commissione ASL di prima istanza dalla quale risulti espressamente che il richiedente sia riconosciuto cieco totale, cieco parziale o ipovedente grave, rispettivamente ai sensi degli artt. 2, 3 e 4 della legge n. 138/2001” (Comunicato Uici n. 207 del 09/08/2013).

Foto: https://servizipatronatopadova.it/2016/05/27/invaliditacivile-aggiornamento-procedure-internet-di-acquisizione-certificato-medico-per-i-medici-certificatori/

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